Recensione: La casa sul Bosforo di Pinar Selek

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Istanbul è una città immensa, carica di miti. Ora piange, ora ride. Un intreccio di microcosmi. Di tempi e di luoghi. Di ricordi e speranze. Di dita rovinate, di labbra di rosa, di sguardi segreti…

Sono molto felice di potervi parlare di questo libro, in parte perché desideravo leggerlo da tempo, e in parte per il modo con cui ne sono venuta in possesso. Questa sarà una recensione un po’ fuori dai soliti schemi, per ragioni che capirete andando avanti con la lettura. “La casa sul Bosforo” è il primo libro promosso dalla campagna di #freereading di Acciobooks, un sito dove potete scambiare gratuitamente i vostri libri con altre persone sparse per tutta Italia. Come funziona la campagna di free reading? Vi rimando al loro profilo Instagram, dove potrete trovare tutte le informazioni dedicate al progetto tra le storie salvate in evidenza, e nel caso decidere di partecipare alle prossime edizioni. Grazie a questa iniziativa potrete essere tra i fortunati scelti per ricevere una copia di un libro gratuito, come è successo a me per il libro di cui vi parlo oggi, per poi “rimetterlo in circolo” una volta letto e scambiarlo.

Di cosa parla La casa sul Bosforo? Siamo a Istanbul, seguiamo, nel corso di circa un ventennio, due giovani coppie attraverso avvicinamenti e allontanamenti nel tempo, partendo dai primi anni ottanta e arrivando fino agli anni duemila. Questo era quello che mi era stato detto a proposito di questo libro, questo era quanto mi aspettavo. La verità è che ci troviamo davanti a un’opera ben più complessa, articolata e preziosa di quanto queste brevi frasi possano lasciar presagire. Sì, ci troviamo a Istanbul, ma se come me siete innamorati della colorata città turca, preparatevi a immergervi di nuovo (se, come me, avete già avuto il piacere di conoscerla) nell’atmosfera famigliare e ricca di contrasti della città. Preparatevi a esplorarla insieme ai protagonisti, a riconoscerne gli odori e i colori. Istanbul, e in particolare il quartiere di Yedikule, prendono vita tra le pagine di questo libro. Yedikule è l’ambientazione principale delle vicende, che però non si limita a fare da sfondo ai racconti dei personaggi che popolano il quartiere, ma si fonde con loro e diventa lo stesso motore che fa muovere le loro storie. Sarà proprio qui che convergeranno le storie dei numerosi personaggi, qui che la loro vita in un modo o nell’altro cambierà, sullo sfondo dei vicoli e delle botteghe di Yedikule compieranno scelte difficili, si innamoreranno, combatteranno per ciò in cui credono e sacrificheranno quanto hanno di più chiaro al mondo.

Ma chi sono questi personaggi? Sono tanti, diversi, e hanno origini differenti, alcuni hanno radici in paesi lontani, altri non le hanno mai avute. Ci sono Sema, che era convinta di essere una ragazza svogliata e destinata a una vita mediocre, Hasan, un musicista che arriverà fino a Parigi prima di capire che le sue radici sono più forti di ciò che pensava, il falegname Salih, dal cuore grande e innamorato di Sema, Elif, che cerca la giustizia e un ideale al quale consacrare la sua vita, Guljan, la madre di Sema che per dare una vita migliore della propria alla figlia accetta le umiliazioni di una ricca famiglia sul luogo di lavoro, Haydar, che non è più sicuro della guerra che sta combattendo e per la quale ha sacrificato tutto, anche il suo nome, la prostituta Handè che ha deciso di cambiare vita. Potrei continuare per molto ancora, perché questi sono solo alcuni dei personaggi che incontriamo a Yedikule, tra chi vive e vivrà lì per tutta la vita, chi è solo di passaggio e chi è appena arrivato con l’intenzione di restarci per sempre. Inizialmente ho fatto un po’ di fatica a seguire le diverse storyline di tutti i personaggi, ma non appena si sono iniziati a incrociare ecco che succede la magia, e ho ritrovato il mosaico di culture, odori e personalità che avevo trovato durante il mio viaggio a Istanbul ormai quattro anni fa. L’autrice tira i fili della trama, sospinge delicatamente i suoi personaggi verso Yedikule, come sussurrando loro che è lì che devono andare, anche se ancora non sanno perchè.

Le persone ci mettono sempre troppo tempo a conoscere ciò che hanno a portata di mano. Guardano solo le cose inaccessibili.

Non c’è città migliore per ambientare un romanzo corale come questo. Sarò di parte, ma Istanbul è la città dai mille volti, dalle mille storie, dove chiunque può sentirsi allo stesso tempo accolto e rifiutato. Mi rendo conto di non scrivere una recensione particolarmente oggettiva, in questo caso, così come di non fornire molte nozioni specifiche riguardo alla trama, ma credo che in questo caso l’atmosfera che si respira in ogni pagina del romanzo sia ben più importante della ricostruzione dei singoli avvenimenti.

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Il libro è raccontato come fosse una fiaba, più realistica di ciò che di solito siamo abituati a individuare come tale, ma dalle tinte un po’ magiche, se vogliamo, sospesa fuori dal tempo. Allo stesso tempo però il racconto viene ben radicato nella quotidianità, e si scontra con la realtà, in certi punti in modo violento e terribile. Questa storia non parla solo di accettazione, aiuto reciproco, amore, fiducia e sacrificio, ma anche di fuga, rifiuto, guerra e paura del diverso. Istanbul è la città con due facce: da secoli integrazione e rifiuto si scontrano quotidianamente tra le sue vie, e sarebbe errato ricordarsi solo della parte magica: c’è anche quella tradizionalista, violenta, soppressiva, e soffocata da tutte quelle culture che storicamente compongono il tessuto sociale della città. Greci, armeni, ebrei, curdi: è difficile ormai tenere il conto di quante minoranze si siano intrecciate, mischiate e allo stesso tempo odiate all’interno di questa città. Questo libro ci aiuta nell’intento di non dimenticare alcuni importanti avvenimenti (il colpo di Stato del 1980, il Pogrom d’Istanbul, la crisi di Cipro, le discriminazioni razziali e religiosi perpetrate verso numerose minoranze etniche), raccontandoci dell’abbagliante luce di Istanbul, senza però nasconderne le ombre. Personaggi armeni, greci e curdi prendono la parola e ci  raccontano la loro storia, probabilmente inventata essendo un lavoro di fiction, ma sicuramente non si discosterà molto dalla verità di numerose persone che, anche solo nell’ultimo secolo, si sono trovate coinvolte in eventi tragici ben più grandi di loro, solo per via della nazionalità dei propri genitori o dei propri nonni. Istanbul è stata, e purtroppo è, anche questo: un mosaico di luci e ombre indistricabili.

L’aspetto immutato malgrado gli anni. Gli occhi scuri offuscati: dalla pioggia o dalle lacrime?

L’ultimo aspetto sul quale mi soffermo, prima che questa diventi una recensione chilometrica, è lo stile dell’autrice. Lo stile della Selek è molto delicato, quasi sognante per certi versi, e allo stesso tempo diretto, caratterizzato da frasi piuttosto brevi e dialoghi diretti, incisivi, veloci, a volte troppo, ed  è forse l’unico aspetto che non mi ha conquistato del tutto di questo libro. Avrei apprezzato alcune descrizioni più approfondite della città, uno studio maggiore della psicologia dei personaggi, per quanto siano molti e difficilmente analizzabili nella loro singolarità.

Vi è piaciuta la mia recensione di La casa sul Bosforo? Vi ricordo che sarà presto in scambio sulla mia libreria di Acciobooks, in alternativa vi lascio qui il link per acquistarlo su Amazon. Se decidete di acquistare il libro attraverso il mio link di affiliazione in riceverò una piccola percentuale sulla vostra spesa, che verrà utilizzata per l’acquisto di altri libri da recensire sul blog. Grazie a tutti quelli che hanno usato o utilizzeranno il link in futuro!

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