2021 winter wrap up – recap letture invernali

Inauguro oggi una nuova serie di post dedicati ai recap stagionali delle mie letture. Un po’ per mancanza di tempo e a volte anche di contenuti (non ho più il tempo di leggere tantissimi libri al mese, ahimè!) ho deciso di creare una nuova modalità per racchiudere in un unico post i libri che leggo in un determinato periodo. Dato che il classico wrap up mensile mi sembrava esagerato, visti i volumi di libri che leggo solitamente (e anche un po’ impegnativo per i miei tempi) ho deciso di ripiegare su questa modalità alternativa: un wrap up stagionale!

E qui veniamo a noi: oggi vi riporto le mie letture di questi primi tre mesi del 2021, da gennaio a marzo. Spero possiate trovare qualche ispirazione per le vostre prossime letture e di farvi scoprire qualche bel libro. Spoiler: non sono state tutte letture piacevoli! Se volete vedere le valutazioni che ho dato a ogni lettura vi rimando al mio profilo su Goodreads, che aggiorno al termine di ogni libro.

Tra i libri migliori che ho letto in questo 2021 voglio citarne in particolare due. Il primo è sicuramente Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo, un libro che ha fatto molto parlare di sé ed è stato accolto (a ragione, a mio avviso) come la rivelazione del 2020. Affrontando temi come relazioni tossiche, femminismo intersezionale, libertà di genere, multiculturalismo e accessibilità della cultura (solo per citarne alcune), la Evaristo realizza un libro-affresco che rispecchia la complessità e gli intrecci della nostra società, senza trascurare l’aspetto stilistico e l’intreccio narrativo. Seguendo le vicende di 12 protagoniste che ruotano attorno a un perno comune, Amma, la scrittrice costruisce la vicenda attorno alle diversità e ai contrasti, in un gioco di specchi, rimandi, collegamenti e doppi. Sono personaggi diversissimi tra loro, sono donne di diverse estrazioni sociali, diversa etnia, provenienza e con destinazioni, desideri, pulsioni diversi, eppure collegate da un filo rosso che ci accompagna per tutta la narrazione.

L’altro libro che mi ha colpito è stato L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito, uno dei candidati al Premio Strega 2021. Sono letteralmente rimasta folgorata dalla scrittura della Caminito, che ha deciso di adottare uno stile ricco, potente, sanguigno nel raccontare le vicende di Gaia, la protagonista, e della sua ricerca di uno spazio nella società. Gaia e la sua famiglia arrivano sul lago di Bracciano, in seguito a quella che ha tutti i connotati di una fuga da Roma, una fuga da quartieri inospitali, case fatiscenti, ricordi ingombranti. Gaia cresce all’ombra di una madre forte e presente, che da sola gestisce, organizza e mantiene una famiglia formata da quattro figli e un marito rimasto invalido sul lavoro. La tensione che l’autrice costruisce attorno a queste due donne rimane presente per tutto il libro; il filo che lega Gaia a sua madre si allenta o si tira a seconda dei periodi della sua vita, ma non si spezza mai, anche quando lei è convinta di averlo ormai reciso. La famiglia di Gaia vive in una situazione economica difficile, e questo aspetto segna la sua quotidianità e il suo approccio agli altri, che siano figure adulte o coetanei, questa sua “mancanza” percepita rispetto a chi la circonda getta in lei un seme di rabbia, un desiderio incolmabile di volere, avere, ottenere, possedere.

Un romanzo che mi ha lasciato con l’amaro in bocca è stato invece Esercizi di fiducia di Susan Choi, la cui pubblicazione è stata seguita da grande attenzione e una pioggia di commenti e recensioni positive. Ci troviamo in una scuola d’arte negli anni ’80 e seguiamo le vicende, su diversi piani temporali, degli alunni dell’istituto. La vicenda ruota attorno al rapporto tra i due quindicenni David e Sarah e la narrazione si costruisce sul gioco delle verità parziali e sul ribaltamento del punto di osservazione. Io purtroppo non ho trovato questo elemento sufficiente per trovare appassionante e interessante la lettura del libro. Le vicende di David e Sarah, il loro rapporto, i legami con i genitori e gli insegnanti, e la rielaborazione dei fatti che avviene nella seconda parte del romanzo non mi hanno colpito, l’ho trovata anzi una lettura piuttosto lunga e priva di un punto fermo. Alla fine della terza parte mi sono ritrovata a domandarmi più di una volta “sì, e quindi?

Purtroppo la stessa sensazione l’ho provata leggendo Io e Mabel di Helen Macdonald, un memoir che intreccia la vita dell’autrice con l’arte della falconeria, come richiama il titolo dell’opera. In particolare l’autrice si sofferma sul periodo che ha seguito la morte improvvisa del padre e su come il riavvicinarsi all’educazione dei rapaci le abbia permesso di riappropriarsi dei suoi ricordi e del suo passato. Purtroppo, se da un lato ho trovato molto interessante la parte più digressiva riguardante l’attività della falconeria, non sono riuscita a interessarmi alla parte più autobiografica, mi è sembrato anzi che queste due “anime” del libro viaggiassero su due binari separati.

Per quanto riguarda le graphic novel invece sono stata più fortunata. In questi mesi ne ho lette alcune che mi hanno davvero colpito, prima fra tutte Le figlie di Ys di M. T. Anderson e J. Rioux, una graphic novel di una casa editrice nata da pochissimo, Rebelle Edizioni (se non conoscete l’iniziativa Rebelle Box vi lascio qui il link per andare a sbirciare di cosa si tratta). Questa graphic novel si ispira a una leggenda bretone per raccontare la storia della città di Ys, protetta dalle onde di un mare agitato e minaccioso dalla regina reggente. Alla sua morte il re rimane a regnare sulla città insieme alle due figlie: Rozenn, la maggiore, che si allontana dalla corte per isolarsi nella natura, e Dahut, la minore, che esercita l’arte magica come la defunta madre e ama circondarsi di feste e immergersi nella vita reale. L’elemento magico, il rapporto con il mare e ciò che esso rappresenta, insieme alle bellissime tavole mi ha fatto apprezzare molto questo lavoro, il primo che leggo degli autori. Se riesco mi piacerebbe parlarvene in un post dedicato!

Altre due graphic novel che mi sono piaciute sono Nonostante tutto di Jordi Lafebre e Il mare verticale di Brian Freschi, entrambi editi da Bao Publishing. Era da un po’ che non leggevo graphic novel e in queste due ho ritrovato storie delicate e profonde, correlate da tavole curate, colorate e realizzate con cura, esattamente ciò che mi aspetto quando sfoglio un volume di questa casa editrice e ho voglia di un po’ di leggerezza. In particolare Nonostante tutto mi ha intrattenuto in una serata un po’ “no”, e racconta una storia d’amore un po’ particolare, sia nel rapporto tra i due personaggi, Ana e Zeno, che non rispecchiano sicuramente la classica “coppia”, che nella struttura del racconto. Infatti l’autore ha deciso di raccontarci la storia dei due protagonisti a partire dall’ultimo capitolo, andando all’indietro. L’ho trovata una scelta molto particolare e originale e riesce perfettamente nella resa di raccontare un amore molto profondo che dura attraverso i decenni.

Tra quelle, invece, che mi hanno convinto meno, cito Clorofilla di Giulio Mosca. Non conosco e non seguo direttamente l’autore sui social, quindi sono piuttosto digiuna delle tematiche che tratta e dei personaggi che racconta; ho recuperato questo lavoro a scatola chiusa e non mi ha comunicato molto. Il volume ripercorre la storia di una coppia in flashback, dal momento in cui l’auto sulla quale stanno viaggiando sbanda fuori strada. La storia d’amore tra Alfonso e Martina, basata su speranze e insoddisfazioni, viene raccontata come la crescita di una pianta, che nasce da un piccolo seme e diventa sempre più robusta e solida, fino a seccarsi per incuria e mancanza di attenzioni. Leggendo questo volume non sono riuscita a “entrare” nella vicenda, non c’è un elemento fuori posto in realtà, credo che narrativamente sia stata costruita molto bene, ma non mi ha trasmesso nulla.

Per ragioni di tempo e di spazio ho deciso di non soffermarmi su ogni libro/graphic novel letta, trovate però commenti e votazioni sulla mia pagina Instagram e sul mio profilo Goodreads!

Spero di avervi incuriosito con questa rassegna delle mie letture di questa prima parte del 2021. Se ne avete voglia vi invito a scrivervi nei commenti quali sono state le letture più interessanti che avete affrontato nel 2021 fino ad ora. Buona lettura!

Top 5 (+1) libri del 2020

Top 6 non rendeva nello stesso modo, quindi ho optato per stilare la classifica dei 5 migliori libri di questo 2020 appena concluso, con aggiunta di un bonus che vi svelerò al termine dell’articolo. Se avete già recuperato il post recap delle letture del 2020 saprete che dal punto di vista della quantità quest’anno non ha portato grandi traguardi, quindi mi sono limitata a stilare una classifica di soli 5 libri, rispetto a quanto fatto gli anni precedenti, in cui ne avevo scelti 10 (a parte per il 2019, in cui ne scelsi 5 come in questo caso).

Ma veniamo subito a noi, di seguito in ordine rigorosamente sparso, trovate i miei libri preferiti di questo folle 2020:

Nomadland di Jessica Bruder – Nomadland è un reportage che racconta la vita dei nuovi nomadi d’America, un racconto toccante e reale della vita di queste persone che in parte per scelta e in parte per mancanza di scelte decidono di comprare un mezzo (macchina, camper, roulotte) e muoversi tra gli immensi spazi della provincia degli Stati Uniti. La scrittrice ha il pregio, a mio parere, di saper raccontare in modo estremamente fluido e discorsivo tematiche anche molto complesse per chi (come la sottoscritta) non ha mai approfondito questi temi. Ve ne ho già parlato in questo post, quindi non mi dilungherò oltre qui.

Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi – Questo è uno di quei libri di cui ho pensato, non appena terminata la lettura, come avessi fatto a non averlo letto prima. Azar Nafisi ci porta nella sua Teheran e contemporaneamente in tanti altri luoghi, attraverso i libri di cui ci parla e che hanno segnato la sua (e la nostra) storia. In certi punti ho avuto i brividi a leggere l’intensità con cui la Nafisi ci accompagna nella sua vita e in quella dei suoi famigliari, dei suoi colleghi e delle sue coraggiose studentesse.

Strane Creature di Tracy Chevalier – Datemi un libro con fossili, scogliere e paesini inglesi di inizio ottocento e sarò felice. Non vorrei dilungarmi troppo in questa sede a parlare di questo libro perché ho in mente una recensione ad esso dedicata. Il libro segue la vita, dall’infanzia all’età adulta (con alcuni salti temporali) di una delle più famose cercatrici di fossili della storia, Mary Anning e della sua amicizia con Elizabeth Philpot, una donna intelligente e intraprendente con la quale condivideva la passione per i fossili. Sono rimasta talmente colpita dalle atmosfere raccontate dalla Chevalier in questo romanzo da aver speso un intero pomeriggio a cercare romanzi affini, quindi se avete qualche bel suggerimento sono tutta orecchie.

Mai stati così felici di Claire Lombardo – Non sono mai stata un’amante dei romanzi famigliari, quindi è stata una vera sorpresa per me sciropparmi senza problemi più di 700 pagine di questo romanzo senza fare una piega nel giro di pochi giorni. La narrazione si concentra sulle vicende di una famiglia della middle class americana; la Lombardo alterna il racconto dell’incontro tra David e Marilyn negli anni settanta e il risultato del loro amore, anni dopo: quattro figlie, quattro vite completamente diverse, il loro amore ancora vivo dopo anni di matrimonio e anni trascorsi nei sobborghi di Chicago. La Lombardo ci porta a conoscere i membri di questa famiglia nel corso degli anni, dalla giovinezza dei due genitori fino all’età adulta delle quattro figlie. Ci sono Wendy, Violet, Liza e Grace, alle prese con relazioni disfunzionali, famiglie sull’orlo del fallimento, e disillusioni della vita adulta. Nel momento in cui fa la propria comparsa Jonah, direttamente dal passato della famiglia Sorensen, il precario equilibrio fino a quel momento faticosamente mantenuto viene meno, e tutti i membri si trovano a dover fare i conti con le proprie scelte e i propri sbagli.

Adorazione di Alice Urciuolo – Unico titolo italiano che ho inserito nella mia top 5 di quest’anno, e mi sono accorta di aver letto, ahimè, soltanto un paio di libri di autori italiani, spero di migliorare questo aspetto durante il corso del 2021. Un racconto di adolescenti della provincia romana, che ruota attorno a un perno: un omicidio, un’assenza, una perdita. Elena viene uccisa dal suo fidanzato, Enrico. E Vanessa, Giorgio, Vera, Christian e gli altri protagonisti si trovano a fare i conti con questo avvenimento, cercando di darsi una spiegazione, o semplicemente di dimenticarlo, in alcuni casi. Ho trovato in questo libro un intreccio di percorsi di crescita, scontri generazionali, adulti ciechi davanti alla vita degli adolescenti (i loro, adolescenti), voglia di crescere e paura del cambiamento. Tutti siamo stati adolescenti, tutti ci siamo sentiti incompresi, arrabbiati, confusi, soli. E la scrittrice riesce a mio avviso a ricreare perfettamente alcune di queste sensazioni attraverso questi personaggi così vivi e reali. Spero che si cimenti presto in un nuovo romanzo.

Infine la nomination bonus, come promesso: Vardo. Dopo la tempesta di Kiran Millwood Hargrave, un libro che mi ha rapito il cuore e di cui consiglio la lettura a tutti. Ispirato ai fatti realmente accaduti, ci troviamo a Vardo, nel nord della Norvegia nel 1617, quando una tempesta improvvisa toglie la vita a tutti gli uomini di un piccolo villaggio di pescatori. Di questa tragedia saranno incolpate alcune donne del paese, trascinate in un processo terribile basato sulla superstizione e l’ignoranza. E’ una storia molto forte, che lascia il segno, che parla di libertà e coraggio e di donne che hanno faticosamente lottato per la propria sopravvivenza e il proprio diritto di vivere. Bellissimo.

Spero di avervi incuriosito con questa breve rassegna delle mie letture preferite del 2020. Se ne avete voglia vi invito a scrivervi nei commenti quali sono state le letture più interessanti e stimolanti che avete affrontato quest’anno. Buona lettura!

2021: buoni propositi letterari

Verso la fine del 2020 ho iniziato a raccogliere idee, titoli e spunti di lettura che spero guideranno le mie letture del 2021, anno in cui finalmente, lontano dagli obblighi universitari, vorrei riuscire a organizzare un po’ meglio i libri che leggo e di cui vi parlo qui. Tra queste idee ho stilato anche una piccola lista di “buoni propositi” per l’anno nuovo, che spero riuscirò a mantenere con un po’ di impegno nei mesi a venire, e ho deciso di condividerli qui con voi perché possiate trovare qualcosa di utile (e perché, sarò sincera, la condivisione spero mi aiuterà a mantenerli!)

Come vedrete di seguito non ci sono obiettivi riguardo a numeri da raggiungere o libri da leggere assolutamente. Sono dell’idea che questi propositi siano utili e interessanti laddove siano delle “linee guida” costruttive. La lettura è un mio hobby, un piacere, non un lavoro, ed estendo anche a voi questa riflessione. Non ci sono “libri da dover leggere” o “numeri da dover raggiungere”, ci siete solo voi (noi) e il piacere di scovare nuove storie e di incontrare nuovi personaggi con cui condividere qualche giornata.

Leggere con più attenzione, prendendo appunti. Mi capita spesso, soprattutto di recente, di volermi segnare alcuni passaggi e di perdermi nella lettura prima di essermi appuntata ciò che vorrei, finendo per leggere con foga e dimenticandomi poi ciò che volevo appuntarmi. Quest’anno lo vorrei dedicare a una lettura più “attenta” e misurata.

☑ Abbandonare i libri che non mi stanno piacendo. In realtà questo già lo sto facendo, anche se mi costa sempre moltissima fatica, come vi ho scritto in questo post. Per natura tendo a voler finire ciò che inizio, mi crea un profondo senso di disagio lasciare le cose a metà, ragion per cui ogni volta lasciare un libro mi costa una tremenda fatica. Fino all’anno scorso terminavo tutto ciò che iniziavo, a costo di impiegarci mesi. Negli ultimi tempi sto migliorando e sto imparando a lasciar stare le letture che davvero mi sono diventate pesanti e inaffrontabili. Nel 2021 vorrei diventare ancora più brava in questo.

☑ Comprare meno libri e tenere traccia degli acquisti. Faccio parte del team “compro più libri di quanti in realtà ne riesca a leggere”, ma questo non credo cambierà mai. Nonostante questa consapevolezza ho deciso di concentrarmi di più sui libri che già possiedo e che vorrei leggere prima dell’età della pensione, così da mettere un freno a questo accumulo compulsivo. La seconda parte di questo proposito riguarda l’idea di tenere traccia, magari direttamente qui, pubblicando dei bookhaul con regolarità, di tutti i nuovi acquisti in fatto di libri, stilando magari delle wishlist di mese in mese, per migliorare un po’ la consapevolezza ed evitare acquisti impulsivi dettati dal marketing. E qui arriviamo al prossimo punto.

☑ Farsi condizionare meno dalle novità. Mi conosco abbastanza da poter dire che mi faccio condizionare davvero con molta facilità dai trend del periodo, dalle novità e dal marketing fatto bene, almeno quando si parla di libri e mercato editoriale. Quindi ho deciso di impegnarmi per farmi condizionare meno dalle nuove uscite, che si rivelano a volte, almeno nel mio caso, delle “passioni passeggere”, che finiscono con il non interessarmi più molto velocemente. Ho passato anni, soprattutto in passato, a inseguire la novità, e anche nel corso del 2020 ho acquistato numerose nuove uscite, più di quelle che poi in realtà sono riuscita a leggere. Per questa ragione ho deciso di dare più spazio ai libri che già possiedo e soprattutto a letture più datate, a partire da alcuni classici di cui ho sempre rimandato la lettura.

Non acquistare libri su Amazon. In generale il mio desiderio di disintossicazione da Amazon va ben oltre dall’acquisto dei libri, ma in questa sede mi vorrei contrare su di essi. Cerco da tempo di limitare l’acquisto dei libri su Amazon e preferire i siti di librerie o le librerie fisiche, nel 2021 vorrei raggiungere l’obiettivo di non comprarne neanche uno.

☑ Programmare le mie letture. In realtà si tratta di una programmazione in senso più ampio, che riguarda sia le mie letture che il mio impegno con questo blog, a lungo trascurato. Nel 2021 vorrei riuscire a portare contenuti in modo più costante e soprattutto armonioso, seguendo qualche progetto di lettura con un senso compiuto, e non buttandomi come faccio sempre a capofitto in cose fatte a casaccio.

Voi avete qualche proposito “letterario” per questo 2021? Se vi va scrivetemelo nei commenti. Buon inizio anno a tutti!

Il mio 2020 in libri – appunti di lettura di questo strano anno

Dopo una lunghissima assenza torno a pubblicare finalmente un post su questo blog, fino ad ora lasciato a se stesso; e anziché partire all’inizio dell’ anno a me piace andare controcorrente e cominciare già adesso, sul finire. Nel corso del 2020 non mi è stato possibile seguire il progetto del blog come avrei voluto e come spero di riuscire a fare a partire dal 2021, anno in cui vorrei dedicarmi con più costanza a questo piccolo angolo di web. Non siamo in molti, me ne rendo conto, e forse l’assenza di costanza ha portato qualcuno dei miei vecchi lettori abituali ad abbandonare la barca, ma in ogni caso spero di farvi compagnia, in futuro, con qualche nuovo contenuto e nuovi spunti di lettura.

Ripropongo questo post perché ricordo che nel lontano (?) 2018 mi aveva divertito molto scriverlo. Ahimè a causa di forti impedimenti (vedere alle voci: lavoro, tesi) non mi è stato possibile riproporvi questo breve resoconto delle mie letture annuali al termine del 2019, motivo per cui ho deciso di riprendere questa abitudine da quest’anno. Il 2020 è stato un anno strano, imprevedibile e a tratti difficile, e per la prima volta da sempre questa sensazione è condivisa a livello mondiale. Ho deciso di concentrarmi qui sul mio anno letterario, per dare spazio ad alcune riflessioni e approfondire alcuni dei libri che mi hanno tenuto compagnie nelle lunghe (lunghissime) settimane casalinghe che hanno contraddistinto il 2020.

Osservando la mia pagina di Gooodreads (sempre aggiornata con le mie letture, se volete seguirmi mi trovate come apropositodicamilla, qui il link alla pagina) ho notato che quest’anno ho letto pochissimo rispetto agli anni precedenti, ho portato a termine solamente 26 libri (l’obiettivo era di 60 libri, come gli anni precedenti… ci ho provato LOL), di cui 11 tra graphic novel e fumetti e ne ho abbandonati/lasciati in sospeso ben 12! Tralasciando il numero di libri letti, sul quale non mi soffermo mai molto (qualita > quantità), questo ultimo numero è stato quello che mi ha più sorpreso: fino a quest’anno mi sono sempre imposta di terminare i libri che avevo iniziato, anche quelli che non mi stavano piacendo. Nel 2020 ho deciso di “uscire” da questa regola autoimposta e questo è stato il risultato. A dir la verità non so ancora se in futuro continuerò su questa strada: lasciare i libri a metà non mi piace, ho sempre l’idea che “se magari leggo un altro po’ poi mi colpisce, magari basta solo una pagina in più”. Lo so, è sciocco, ma è un pensiero irrazionale di cui non riesco a liberarmi.

Come per il post dedicato al 2018 (che se siete curiosi trovate qui) di seguito vi lascio le categorie di libri di cui vi parlerò oggi! Come nel caso del precedente post, vi segnalo che ho preso l’idea di questo post da uno dei blog che seguo di più, Nessun cancello, nessuna serratura, di Carmen, che aveva proposto questo articolo alla fine del 2017. 

Miglior libro: Nomadland di Jessica Bruder. Sono stata molto indecisa su quale libro scegliere come miglior libro del 2020, e alla fine ho deciso di orientare la mia scelta su Nomadland principalmente per due ragioni. La prima, strettamente personale, che riguarda l’impressione che mi ha fatto questo racconto, e quanto la scrittrice sia riuscita a coinvolgermi in un tema sul quale fino a questo momento non mi ero documentata e non mi ero mai davvero interessata. Nomadland racconta di un’inchiesta durata circa tre anni, duranti i quali la scrittrice ha vissuto con alcuni “nuovi nomadi” d’America, ha seguito i loro spostamenti, li ha conosciuti e ha vissuto con loro. L’autenticità e il coinvolgimento con il quale è riuscita a raccontare questa inchiesta mi hanno lasciato davvero sbalordita. La seconda ragione riguarda la necessità che credo sia diventata ormai imprescindibile di rendersi conto, in quanto collettività, delle conseguenze che hanno i nostri comportamenti, sia vicino che lontano da noi, nel tempo e nello spazio. Questo libro è stato una doccia fredda, uno schiaffo in piena faccia, una fotografia di un mondo parallelo tanto lontano e allo stesso tempo troppo vicino a noi, a me personalmente, ecco perché mi sono sentita di sceglierlo come libro migliore di questo folle 2020, tra tutti credo sia quello che mi ha lasciato di più.

Miglior autore: Azar Nafisi. Di nessun autore che ho “conosciuto” nel 2020 ho letto più di un libro, ma sicuramente è Azar Nafisi ad aver lasciato il segno e avermi incuriosito. Ho già deciso che leggerò prossimamente (spero già nel corso del 2021) il suo Le cose che non ho detto, dove spero di ritrovare le stesse note nostalgiche e allo stesso tempo vibranti che ho trovato in Leggere Lolita a Teheran. La Nafisi mi ha letteralmente trascinato pagina dopo pagina nella sua vita, ha a mio avviso una capacità narrativa davvero magnetica.

Peggior Libro: Tra i libri che ho abbandonato e di cui non ho ultimato la lettura devo citare Serotonina di Michel Houellebecq, con il quale ho avuto grossi problemi, tanto da mollare a metà il libro. Ho amato lo stile, ma non sono riuscita a interessarmi alla trama e allo svolgimento della vicenda raccontata nel libro. Tra quelli che ho portato a termine cito invece una graphic novel, ovvero Inni alle Stelle di Giopota: non mi ha convinto il soggetto, la trama, i temi trattati. Ho sofferto un po’ di confusione nello sviluppo della vicenda, non mi è stato chiaro dove volesse arrivare l’autore in alcuni passaggi, e in generale l’ho trovato un po’ noioso. E’ stato un peccato, in quanto avevo amato tantissimo il precedente lavoro di Giopota, Un anno senza te.

Un’uscita del 2020 che ti ha sorpreso: Mai stati così felici di Claire Lombardo. Ho acquistato questo libro sulla scia delle recensioni positive che hanno accompagnato l’uscita in libreria del romanzo, ed ero un po’ spaventata dall’idea di ritrovarmi a leggere un romanzo tutto sommato carino ma che non motivasse l’entusiasmo. Invece si è rivelato essere uno dei romanzi migliori che ho letto nel corso del 2020, principalmente per due ragioni che ho individuato essere i personaggi e la descrizione dei rapporti tra quest’ultimi. Un romanzo famigliare di oltre 700 pagine letto nel giro di pochi giorni, scorrevole e coinvolgente.

Un’uscita del 2020 che ti ha deluso: Bunny di Mona Awad. Sarò stupida, ma io ragazzi non l’ho proprio capito questo libro. E’ partito bene, e sono arrivata fino alla fine, quindi tutto sommato si è lasciato leggere ma una volta finita la lettura ho chiuso il libro e ho pensato: e quindi? E quindi non lo so, sono rimasta in uno stato di confusione per giorni dopo aver letto questo libro, non credo di esserne riuscita a cogliere il senso fino in fondo, per quanto mi sia piaciuto lo stile dell’autrice, non ci sono entrata per nulla in sintonia.

Un genere che hai rivalutato nel 2020: Quest’anno sono stata molto conservativa, devo ammetterlo. Non ho sperimentato nuovi generi narrativi e sono rimasta al sicuro dove più amo rintanarmi: nei romanzi. Facendo un bilancio dalla mia pagina di Goodreads, ho notato che ho letto quasi esclusivamente romanzi a esclusione di un libro di non fiction e alcune graphic novel. Inoltre mi sono accorta di aver letto quasi esclusivamente romanzi contemporanei di scrittori anglofoni.

Miglior graphic novel (categoria bonus aggiunta da me): Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice. Devo dire che non è stato affatto difficile scegliere la graphic novel che ho preferito quest’anno, era praticamente impossibile non citare l’ultimo lavoro che ho letto della coppia Radice e Turconi. Ammetto che complice un po’ di letture non tanto avvincenti mi sono allontanata dalle graphic novel nel corso di questo ultimo anno, prediligendo i libri, quindi non avevo una lista molto corposa tra le quali scegliere. Ma se devo essere sincera Le ragazze del Pillar sarebbe stato in cima a qualsiasi lista, in parte complice l’attaccamento che nutro verso Il Porto Proibito, mia primissima graphic novel. E’ stato quasi magico ritrovarvi alcuni dei personaggi che abbiamo conosciuto ne Il Porto Proibito e tornare a immergersi in quelle atmosfere.

Spero di avervi dato qualche nuovo spunto di lettura con i libri di cui vi ho parlato in questo post. Se avete voglia, scrivetemi nei commenti se avete letto un libro che vi ha particolarmente colpito o che vi ha invece deluso.

Colgo l’occasione per salutarvi e per augurarvi un buon fine 2020, nella speranza di un 2021 più leggero e ricco di rivincite su un anno che sicuramente non è stato facile per nessuno di noi! Buon anno!

Storia di Ásta di Jón Kalman Stefánsson

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Titolo: Storia di Ásta
Autore: Jón Kalman Stefánsson
Editore: Iperborea
Pagine: 408
Prezzo: 19,50 €

Oggi vi porto la recensione di una delle mie ultime letture, Storia di Asta di Jón Kalman Stefánsson, un libro uscito lo scorso settembre e del quale ho avuto anche l’occasione di ascoltare la presentazione in una libreria a Bologna.

La conoscenza della trama è a mio avviso secondaria per approcciarsi a questo libro, anzi, conoscerla in anticipo risulta quasi deleterio. Il mio consiglio è di aprire il libro in libreria, leggerne le prime pagine, e se vi convince acquistarlo senza cercare di scoprire altro. Non leggete stralci della vicenda in giro, fatevi guidare da Stefansson e seguite la storia di Asta secondo il ritmo che lo scrittore ha deciso di dare a questo romanzo. Per questa ragione ho deciso di parlarvi della trama il meno possibile, e troverete in queste righe riflessioni di altra natura.

Ma com’è possibile raccontare la storia di una persona senza toccare anche le vite che la circondano, l’atmosfera che sostiene il cielo – e soprattutto, è legittimo farlo?

Come annuncia lo scrittore fin dalle prime pagine del romanzo, è impossibile raccontare la storia di una persona senza narrare anche quella di chi l’ha preceduta e di chi ha condiviso con lei una parte del suo percorso. L’intero romanzo prende il via proprio da questa affermazione e su essa getta le proprie fondamenta: non è solo la sua storia, ma quella dei suoi genitori, Helga e Sigvaldi, e di tutti i personaggi, o meglio, le persone, che entrano in contatto con Asta e che le gravitano attorno come satelliti. Durante la presentazione del romanzo Stefansson ha infatti sottolineato come sia in realtà impossibile conoscere davvero una persona senza averla osservata nel suo ambiente, senza prima aver scavato nel suo passato e conosciuto le sue origini. Questo è esattamente ciò che viene fatto nel libro per presentarci Asta: la conosciamo prima attraverso gli occhi dei suoi genitori.

O per meglio dire, ciascun essere umano è uno strumento a sei corde e una delle corde di Asta si chiama malinconia. Ma ne ha un’altra che si chiama passione, una che si chiama curiosità.

La narrazione copre un lungo arco narrativo, parte negli anni ’50 in Islanda e si sviluppa in modo frammentato e con salti temporali nel corso della vita di Asta, attraversando geograficamente quasi tutta l’Europa (andremo in Austria, a Barcellona, in Norvegia, a Praga). Oltre ad Asta, un ruolo estremamente importante viene ricoperto da Sigvaldi: i capitoli dedicati ad a lei, verranno infatti intervallati da altri in cui a parlare sarà proprio suo padre, anche lui “fotografato” in momenti diversi della sua vita, spesso lontanissimi tra loro. Il romanzo si basa infatti sulla polifonia e sull’alternarsi di più voci e più personaggi in diversi tempi. La narrazione è molto fluida (alcuni titoli dei capitoli terminano in frasi del corpo di testo, quindi una fluidità anche stilistica); questa narrazione così frammentata ricorda i pezzi di un puzzle che il lettore metterà insieme pagina dopo pagina, collegherà situazioni, nomi e avvenimenti solo al momento ritenuto opportuno dallo scrittore, non un secondo prima. E solo al termine della lettura verrà a crearsi una linearità e un ordine, aspetto estremamente curioso dato che da un romanzo che si intitola “Storia di Asta” ci aspetteremmo la narrazione cronologica di una vita (una sola), quasi una digressione di avvenimenti.

Il problema è il seguente: tu esisti.
È l’errore che non riesco a rimuovere.
Ho percorso le strade delle grandi città d’Europa e ho capito che tutte portano a te.

Ho trovato questo romanzo estremamente musicale, ricorda davvero una melodia che deve essere seguita dall’inizio alla fine prima di poter comprendere appieno le prime note. Oltre alla musicalità della prosa, ci sono numerosi rimandi alla poesia, che si trovano sia nella trama che nello stile.

Infine dopo aver parlato a lungo della struttura del romanzo, una nota sullo stile. Stefansson si esprime con toni poetici e allo stesso tempo crudi, con grazia e rudezza allo stesso tempo, tra le sue pagine tocchiamo picchi altissimi e punti così in basso nel sudiciume dell’animo umano da farci sentire colpevoli e sporchi a nostra volta. Non mi era mai capitato prima di trovare una capacità espressiva tale da saper alternare fisicità e materialità a poesia e lirismo nell’arco della stessa pagina, a volte della stessa frase.

Ma devi  anche sapere che l’amore a volte è cieco e crudele, e per questo motivo un’unica strada porta sia alla felicità che alla disperazione.

Se decidete di dare un’opportunità a questo romanzo familiare, scrivetemi cosa ne pensate nei commenti. Buona lettura!