Storia di Ásta di Jón Kalman Stefánsson

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Titolo: Storia di Ásta
Autore: Jón Kalman Stefánsson
Editore: Iperborea
Pagine: 408
Prezzo: 19,50 €

Oggi vi porto la recensione di una delle mie ultime letture, Storia di Asta di Jón Kalman Stefánsson, un libro uscito lo scorso settembre e del quale ho avuto anche l’occasione di ascoltare la presentazione in una libreria a Bologna.

La conoscenza della trama è a mio avviso secondaria per approcciarsi a questo libro, anzi, conoscerla in anticipo risulta quasi deleterio. Il mio consiglio è di aprire il libro in libreria, leggerne le prime pagine, e se vi convince acquistarlo senza cercare di scoprire altro. Non leggete stralci della vicenda in giro, fatevi guidare da Stefansson e seguite la storia di Asta secondo il ritmo che lo scrittore ha deciso di dare a questo romanzo. Per questa ragione ho deciso di parlarvi della trama il meno possibile, e troverete in queste righe riflessioni di altra natura.

Ma com’è possibile raccontare la storia di una persona senza toccare anche le vite che la circondano, l’atmosfera che sostiene il cielo – e soprattutto, è legittimo farlo?

Come annuncia lo scrittore fin dalle prime pagine del romanzo, è impossibile raccontare la storia di una persona senza narrare anche quella di chi l’ha preceduta e di chi ha condiviso con lei una parte del suo percorso. L’intero romanzo prende il via proprio da questa affermazione e su essa getta le proprie fondamenta: non è solo la sua storia, ma quella dei suoi genitori, Helga e Sigvaldi, e di tutti i personaggi, o meglio, le persone, che entrano in contatto con Asta e che le gravitano attorno come satelliti. Durante la presentazione del romanzo Stefansson ha infatti sottolineato come sia in realtà impossibile conoscere davvero una persona senza averla osservata nel suo ambiente, senza prima aver scavato nel suo passato e conosciuto le sue origini. Questo è esattamente ciò che viene fatto nel libro per presentarci Asta: la conosciamo prima attraverso gli occhi dei suoi genitori.

O per meglio dire, ciascun essere umano è uno strumento a sei corde e una delle corde di Asta si chiama malinconia. Ma ne ha un’altra che si chiama passione, una che si chiama curiosità.

La narrazione copre un lungo arco narrativo, parte negli anni ’50 in Islanda e si sviluppa in modo frammentato e con salti temporali nel corso della vita di Asta, attraversando geograficamente quasi tutta l’Europa (andremo in Austria, a Barcellona, in Norvegia, a Praga). Oltre ad Asta, un ruolo estremamente importante viene ricoperto da Sigvaldi: i capitoli dedicati ad a lei, verranno infatti intervallati da altri in cui a parlare sarà proprio suo padre, anche lui “fotografato” in momenti diversi della sua vita, spesso lontanissimi tra loro. Il romanzo si basa infatti sulla polifonia e sull’alternarsi di più voci e più personaggi in diversi tempi. La narrazione è molto fluida (alcuni titoli dei capitoli terminano in frasi del corpo di testo, quindi una fluidità anche stilistica); questa narrazione così frammentata ricorda i pezzi di un puzzle che il lettore metterà insieme pagina dopo pagina, collegherà situazioni, nomi e avvenimenti solo al momento ritenuto opportuno dallo scrittore, non un secondo prima. E solo al termine della lettura verrà a crearsi una linearità e un ordine, aspetto estremamente curioso dato che da un romanzo che si intitola “Storia di Asta” ci aspetteremmo la narrazione cronologica di una vita (una sola), quasi una digressione di avvenimenti.

Il problema è il seguente: tu esisti.
È l’errore che non riesco a rimuovere.
Ho percorso le strade delle grandi città d’Europa e ho capito che tutte portano a te.

Ho trovato questo romanzo estremamente musicale, ricorda davvero una melodia che deve essere seguita dall’inizio alla fine prima di poter comprendere appieno le prime note. Oltre alla musicalità della prosa, ci sono numerosi rimandi alla poesia, che si trovano sia nella trama che nello stile.

Infine dopo aver parlato a lungo della struttura del romanzo, una nota sullo stile. Stefansson si esprime con toni poetici e allo stesso tempo crudi, con grazia e rudezza allo stesso tempo, tra le sue pagine tocchiamo picchi altissimi e punti così in basso nel sudiciume dell’animo umano da farci sentire colpevoli e sporchi a nostra volta. Non mi era mai capitato prima di trovare una capacità espressiva tale da saper alternare fisicità e materialità a poesia e lirismo nell’arco della stessa pagina, a volte della stessa frase.

Ma devi  anche sapere che l’amore a volte è cieco e crudele, e per questo motivo un’unica strada porta sia alla felicità che alla disperazione.

Se decidete di dare un’opportunità a questo romanzo familiare, scrivetemi cosa ne pensate nei commenti. Buona lettura!

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