Recensione: L’educazione di Tara Westover

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Bentornati (o benvenuti, se questa è la prima volta che vi capita di passare da qui). Settembre porta con sé il profumo dei nuovi inizi, quindi dopo una lunga (lunghissima) pausa estiva, ho deciso di tornare in sella e riprendere a pubblicare articoli sul blog. Prossimamente non ci saranno solo recensioni, ma anche post dedicati ad altri argomenti, ma non perdiamoci in chiacchiere. 

Oggi: recensione di uno dei libri più belli del 2018. “L’educazione” è il memoir autobiografico dell’autrice, Tara Westover, una ragazza nata e cresciuta nell’Idaho da genitori mormoni integralisti. Prima di tutto, come sottolinea l’autrice stessa, questo libro non è una critica né un’analisi della comunità mormone, si tratta di una storia dove la tematica religiosa ha giocato un ruolo importante senza esserne però protagonista. I genitori della protagonista hanno una fortissima tendenza isolazionista, che li porterà ben presto a uscire dalla loro comunità mormone di riferimento, sposando alcune tesi survivaliste, anarchiche e complottiste. La religione, l’odio per ciò che non si conosce e si ignora, la paura verso ciò che è diverso, creano un ambiente malsano dove Tara e i suoi fratelli vengono “educati” (anzi, sarebbe meglio dire non educati). La storia di Tara parla di una famiglia isolata per propria scelta dal resto del mondo, della crescita e della maturazione dei suoi membri (con Tara sono cresciuti una sorella e cinque fratelli). Una storia di scelte, alcune compiute senza nemmeno capirlo, altre che sono costate tanto, tantissimo. Una storia che inizia (ma per fortuna non finisce) nella paura: paura del mondo, da parte del padre di Tara, e paura di lui, da parte di tutti gli altri membri della famiglia.

Tutte le storie di mio padre parlavano della nostra montagna, della nostra valle, del nostro piccolo angolo smozzicato di Idaho. Non mi disse mai cosa fare se un giorno avessi lasciato la montagna, se avessi attraversato oceani e continenti e mi fossi trovata in una terra straniera, dove non potevo più cercare la Principessa all’orizzonte. Non mi disse mai come avrei fatto a capire quand’era ora di tornare a casa.

Tara è una bambina e poi una ragazzina vivace, sveglia, acuta e un po’ svogliata, come tutti lo siamo stati. Cresce nella casa dei genitori, senza andare a scuola, senza essere iscritta all’anagrafe (festeggia il suo compleanno ogni anno in un giorno diverso, sa solo di essere nata verso la fine di settembre), senza aver mai messo piede in un ospedale (medicine, interventi e vaccini sono banditi: stando a ciò che sostiene il padre “avvelenano il corpo”, “ti rendono dipendente”). Cresce formando la sua identità sullo specchio delle uniche persone che conosce: i suoi genitori. Sua madre che ha sposato le tesi estremiste del marito, lavora come curatrice e levatrice, aiuta le donne a partorire in casa e fa l’erborista. La medicina della madre è l’unica ammessa in famiglia: puoi essere curato con le sue piante e i suoi oli, con una tintura di lobelia e scutellaria, magari, ma non puoi andare in ospedale (nemmeno se resti bruciato su buona parte del corpo, dopo un grave incidente). Gene, il padre di Tara, lavora nella sua discarica di rottami dove racoglie ferro e altri materiali di recupero che vende sul mercato, e intanto si prepara a un’imminente apocalisse raccogliendo e immagazzinando cibo, armi e tutto ciò che potrebbe tornare utile alla sua famiglia dopo la fine del mondo. L’unica parola accettata in casa è quella del predicatore Gene, che legge le sacre scritture e le interpreta per i membri della famiglia. Questo libro parla anche di loro, di come possono arrivare due persone comuni a costruirsi attorno un muro di solitudine e contrasti, isolandosi dalla propria comunità e dalla propria famiglia.

Non avere certezze, ma non arrendersi a quanti dicono di averne, era un privilegio che non mi ero mai concessa. La mia vita era una narrazione in mano ad altri. Le loro voci erano decise, enfatiche, categoriche. Non avevo mai pensato che la mia voce potesse essere forte quanto la loro.

I ragazzi imparano a leggere, a scrivere e le basi della matematica da sua madre, inizialmente preoccupata per l’istruzione dei figli, ma dopo qualche anno anche lei rinuncerà alla loro istruzione e Tara e i fratelli saranno lasciati a loro stessi. Prima di assistere alla crescita e alla maturazione della protagonista l’accompagniamo per anni in un “riavvolgimento veloce” della sua vita, attraverso quelli che sono stati alcuni episodi significativi e terribili. Osserviamo Tara crescere, prendere le decisioni sbagliate, accettare di buon grado ogni parola uscita dalla bocca di suo padre, e poi la osserviamo quando si pone le prime domande, mentre attraverso il canto viene in contatto con realtà diverse dalla sua prima, quando per la prima volta incontra un ragazzo che non appartenga alla sua famiglia, quando inizia a chiedersi chi è lei davvero. Succede in fretta, velocemente, e allo stesso tempo sembra ci vogliano secoli, prima che Tara decida di fare qualcosa per la sua vita, di cambiare le carte in tavola, di desiderare qualcosa di diverso rispetto a ciò che desidera per lei suo padre.

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Non mi voglio soffermare troppo descrivendo i singoli passaggi della vita di Tara, perché credo sia importante leggerli da soli. Il suo rapporto con un fratello pericoloso e malato, le vessazioni del padre, il rifiuto della medicalizzazione (anche di base), che porterà enormi problemi soprattutto ai fratelli di Tara che lavorano in discarica, e le ragioni che scopriremo esserci dietro al comportamento irascibile, sconsiderato e maniacale del padre, sono aspetti che credo sia importante che il lettore scopra da sé, accompagnando Tara nei suoi ricordi.

Di cosa parla davvero questo libro? Definirlo un percorso di formazione mi pare piuttosto riduttivo. E non è nemmeno un atto di denuncia, perché in ogni pagina che leggiamo ascoltiamo e viviamo la difficoltà di Tara nel prendere le distanze dall’ambiente tossico in cui capisce di vivere. Credo che l’aspetto più importante che riesce a comunicarci l’autrice sia questo: rendere perfettamente questo sentimento, di distacco ma allo stesso tempo amore, per le proprie radici. Quando leggiamo i soprusi di cui si macchiano i suoi famigliari e quando leggiamo le sue riflessioni a riguardo, capiamo la reale difficoltà di denunciare chi ci fa del male, soprattutto se questo qualcuno è membro della nostra famiglia, lo apprezziamo, gli vogliamo bene, ogni tanto ci fa ridere e ci protegge. E’ un grande inno alla sensibilizzazione della denuncia, dell’importanza di non sottovalutare mai le situazioni in cui si trovano a vivere le persone, perché non è mai semplice fare due passi indietro dalla propria vita e analizzare la situazione con gli occhi di un estraneo. Capire che le persone che amiamo ci stanno facendo del male, accettarlo e reagire, non è facile. E questo Tara riesce a farlo, dopo molti anni, dopo aver scritto i suoi ricordi nero su bianco per evitare che il suo affetto per la sua famiglia li storpiasse nella sua memoria o li cancellasse. Un percorso doloroso e lungo di accettazione di se stessi ma soprattutto della propria famiglia.

Cosa deve fare una persona, mi chiedevo, quando i suoi doveri verso la famiglia si scontrano con altri doveri — verso gli amici, la società, verso se stessi?…Potete chiamare questa presa di coscienza in molti modi.

Chiamatela trasformazione. Metamorfosi. Slealtà. Tradimento. Io la chiamo educazione.

Questa storia parla anche di istruzione, formazione, cultura, studio, dedizione, coraggio. Tara riuscirà a contestualizzare le situazioni terribili che ha vissuto durante la sua infanzia solo una volta che ne avrà preso le distanze, quando sarà all’università, a confrontarsi con persone diverse da lei, più istruite, più acculturare rispetto alla sua famiglia. Persone che la stimoleranno, che le permetteranno di crescere, non solo culturalmente ma anche e soprattutto emotivamente. Sarà grazie ai suoi professori, ai suoi studi e al suo impegno che riuscirà definitivamente a emanciparsi e ad abbandonare i fantasmi del suo passato, e che riuscirà a non vedere più la scelta della sua educazione come un tradimento verso la sua famiglia, ma un percorso intrapreso solo per se stessa.

Come sempre, quando leggo un memoir, mi sono trovata a un certo punto a domandarmi quanto di quello che stavo leggendo fosse vero. Ho fatto varie ricerche su internet, e a parte alcune rimostranze nei confronti della scrittrice da parte di qualche membro della famiglia, la storia di Tara sembra essere vera. In più punti la stessa Tara scriverà delle brevi note riguardo alla confusione presente nei suoi ricordi, sottolineando l’importanza che ha dato, durante la stesura del libro, alla ricostruzione più puntuale possibile dei fatti della sua infanzia. Mi servo di questo per collegarmi a un altro tema fondamentale del libro: il ricordo. La memoria è la più grande alleata e allo stesso tempo la peggior nemica della protagonista, la quale si rende conto in molti casi di non essere in grado di analizzare il suo passato in maniera obiettiva. Quante volte ci capita di ricordare ciò che vogliamo ricordare, e non ciò che è successo realmente?

Vorrei sottolineare un ultimo aspetto, poi terminerò questa recensione diventata ormai lunghissima. A prescindere dal memoir di Tara e dalla sua storia, mi sento di consigliare questo libro per un aspetto fondamentale che viene trattato: la paura dell’educazione. Se avete bene in mente la situazione politica, culturale e sociale in cui viviamo oggi, credo che questa frase vi farà scattare un campanello d’allarme. Oggi come non mai viviamo la paura di chi educato e formato non lo è, verso chi ha una laurea, chi ha studiato, chi ha una formazione professionale di qualche tipo. Quindi per quanto ci sembri lontano l’Idaho, le assurdità sulla fine del mondo e sul rifiuto della medicalizzazione di base, ricordiamoci che anche noi, nella nostra quotidianità, ci troviamo a vivere costantemente a contatto con persone che mettono in discussione la formazione e la preparazione altrui.

Perché consiglio la lettura di questo libro a tutti? Perché credo si possa capire davvero ciò che l’autrice voleva raccontarci solo leggendolo, non fermandosi alle recensioni che troverete online. “Ah, sì, ho capito. E’ una storia di emancipazione e di denuncia, di un passato trascorso nella violenza.” Sbagliato. Leggetelo. Conoscete Tara e la sua storia, datele l’opportunità di raccontarvi la sua vita, e poi avrete capito.

Piccola, ma importante novità: d’ora in avanti troverete alla fine delle mie recensioni il link di affiliazione ad Amazon, dove poter acquistare i libri di cui vi ho parlato. Se deciderete di acquistare il “L’educazione” attraverso il link che vi fornisco (qui) io riceverò una piccola commissione (che non modificherà assolutamente ciò che voi spenderete, il prezzo del libro per voi è sempre lo stesso) che mi aiuterà a finanziare il blog e acquistare altri libri. Grazie di cuore a tutti quelli che decideranno di usare il link di affiliazione!

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