Il mio 2020 in libri – appunti di lettura di questo strano anno

Dopo una lunghissima assenza torno a pubblicare finalmente un post su questo blog, fino ad ora lasciato a se stesso; e anziché partire all’inizio dell’ anno a me piace andare controcorrente e cominciare già adesso, sul finire. Nel corso del 2020 non mi è stato possibile seguire il progetto del blog come avrei voluto e come spero di riuscire a fare a partire dal 2021, anno in cui vorrei dedicarmi con più costanza a questo piccolo angolo di web. Non siamo in molti, me ne rendo conto, e forse l’assenza di costanza ha portato qualcuno dei miei vecchi lettori abituali ad abbandonare la barca, ma in ogni caso spero di farvi compagnia, in futuro, con qualche nuovo contenuto e nuovi spunti di lettura.

Ripropongo questo post perché ricordo che nel lontano (?) 2018 mi aveva divertito molto scriverlo. Ahimè a causa di forti impedimenti (vedere alle voci: lavoro, tesi) non mi è stato possibile riproporvi questo breve resoconto delle mie letture annuali al termine del 2019, motivo per cui ho deciso di riprendere questa abitudine da quest’anno. Il 2020 è stato un anno strano, imprevedibile e a tratti difficile, e per la prima volta da sempre questa sensazione è condivisa a livello mondiale. Ho deciso di concentrarmi qui sul mio anno letterario, per dare spazio ad alcune riflessioni e approfondire alcuni dei libri che mi hanno tenuto compagnie nelle lunghe (lunghissime) settimane casalinghe che hanno contraddistinto il 2020.

Osservando la mia pagina di Gooodreads (sempre aggiornata con le mie letture, se volete seguirmi mi trovate come apropositodicamilla, qui il link alla pagina) ho notato che quest’anno ho letto pochissimo rispetto agli anni precedenti, ho portato a termine solamente 26 libri (l’obiettivo era di 60 libri, come gli anni precedenti… ci ho provato LOL), di cui 11 tra graphic novel e fumetti e ne ho abbandonati/lasciati in sospeso ben 12! Tralasciando il numero di libri letti, sul quale non mi soffermo mai molto (qualita > quantità), questo ultimo numero è stato quello che mi ha più sorpreso: fino a quest’anno mi sono sempre imposta di terminare i libri che avevo iniziato, anche quelli che non mi stavano piacendo. Nel 2020 ho deciso di “uscire” da questa regola autoimposta e questo è stato il risultato. A dir la verità non so ancora se in futuro continuerò su questa strada: lasciare i libri a metà non mi piace, ho sempre l’idea che “se magari leggo un altro po’ poi mi colpisce, magari basta solo una pagina in più”. Lo so, è sciocco, ma è un pensiero irrazionale di cui non riesco a liberarmi.

Come per il post dedicato al 2018 (che se siete curiosi trovate qui) di seguito vi lascio le categorie di libri di cui vi parlerò oggi! Come nel caso del precedente post, vi segnalo che ho preso l’idea di questo post da uno dei blog che seguo di più, Nessun cancello, nessuna serratura, di Carmen, che aveva proposto questo articolo alla fine del 2017. 

Miglior libro: Nomadland di Jessica Bruder. Sono stata molto indecisa su quale libro scegliere come miglior libro del 2020, e alla fine ho deciso di orientare la mia scelta su Nomadland principalmente per due ragioni. La prima, strettamente personale, che riguarda l’impressione che mi ha fatto questo racconto, e quanto la scrittrice sia riuscita a coinvolgermi in un tema sul quale fino a questo momento non mi ero documentata e non mi ero mai davvero interessata. Nomadland racconta di un’inchiesta durata circa tre anni, duranti i quali la scrittrice ha vissuto con alcuni “nuovi nomadi” d’America, ha seguito i loro spostamenti, li ha conosciuti e ha vissuto con loro. L’autenticità e il coinvolgimento con il quale è riuscita a raccontare questa inchiesta mi hanno lasciato davvero sbalordita. La seconda ragione riguarda la necessità che credo sia diventata ormai imprescindibile di rendersi conto, in quanto collettività, delle conseguenze che hanno i nostri comportamenti, sia vicino che lontano da noi, nel tempo e nello spazio. Questo libro è stato una doccia fredda, uno schiaffo in piena faccia, una fotografia di un mondo parallelo tanto lontano e allo stesso tempo troppo vicino a noi, a me personalmente, ecco perché mi sono sentita di sceglierlo come libro migliore di questo folle 2020, tra tutti credo sia quello che mi ha lasciato di più.

Miglior autore: Azar Nafisi. Di nessun autore che ho “conosciuto” nel 2020 ho letto più di un libro, ma sicuramente è Azar Nafisi ad aver lasciato il segno e avermi incuriosito. Ho già deciso che leggerò prossimamente (spero già nel corso del 2021) il suo Le cose che non ho detto, dove spero di ritrovare le stesse note nostalgiche e allo stesso tempo vibranti che ho trovato in Leggere Lolita a Teheran. La Nafisi mi ha letteralmente trascinato pagina dopo pagina nella sua vita, ha a mio avviso una capacità narrativa davvero magnetica.

Peggior Libro: Tra i libri che ho abbandonato e di cui non ho ultimato la lettura devo citare Serotonina di Michel Houellebecq, con il quale ho avuto grossi problemi, tanto da mollare a metà il libro. Ho amato lo stile, ma non sono riuscita a interessarmi alla trama e allo svolgimento della vicenda raccontata nel libro. Tra quelli che ho portato a termine cito invece una graphic novel, ovvero Inni alle Stelle di Giopota: non mi ha convinto il soggetto, la trama, i temi trattati. Ho sofferto un po’ di confusione nello sviluppo della vicenda, non mi è stato chiaro dove volesse arrivare l’autore in alcuni passaggi, e in generale l’ho trovato un po’ noioso. E’ stato un peccato, in quanto avevo amato tantissimo il precedente lavoro di Giopota, Un anno senza te.

Un’uscita del 2020 che ti ha sorpreso: Mai stati così felici di Claire Lombardo. Ho acquistato questo libro sulla scia delle recensioni positive che hanno accompagnato l’uscita in libreria del romanzo, ed ero un po’ spaventata dall’idea di ritrovarmi a leggere un romanzo tutto sommato carino ma che non motivasse l’entusiasmo. Invece si è rivelato essere uno dei romanzi migliori che ho letto nel corso del 2020, principalmente per due ragioni che ho individuato essere i personaggi e la descrizione dei rapporti tra quest’ultimi. Un romanzo famigliare di oltre 700 pagine letto nel giro di pochi giorni, scorrevole e coinvolgente.

Un’uscita del 2020 che ti ha deluso: Bunny di Mona Awad. Sarò stupida, ma io ragazzi non l’ho proprio capito questo libro. E’ partito bene, e sono arrivata fino alla fine, quindi tutto sommato si è lasciato leggere ma una volta finita la lettura ho chiuso il libro e ho pensato: e quindi? E quindi non lo so, sono rimasta in uno stato di confusione per giorni dopo aver letto questo libro, non credo di esserne riuscita a cogliere il senso fino in fondo, per quanto mi sia piaciuto lo stile dell’autrice, non ci sono entrata per nulla in sintonia.

Un genere che hai rivalutato nel 2020: Quest’anno sono stata molto conservativa, devo ammetterlo. Non ho sperimentato nuovi generi narrativi e sono rimasta al sicuro dove più amo rintanarmi: nei romanzi. Facendo un bilancio dalla mia pagina di Goodreads, ho notato che ho letto quasi esclusivamente romanzi a esclusione di un libro di non fiction e alcune graphic novel. Inoltre mi sono accorta di aver letto quasi esclusivamente romanzi contemporanei di scrittori anglofoni.

Miglior graphic novel (categoria bonus aggiunta da me): Le ragazze del Pillar di Stefano Turconi e Teresa Radice. Devo dire che non è stato affatto difficile scegliere la graphic novel che ho preferito quest’anno, era praticamente impossibile non citare l’ultimo lavoro che ho letto della coppia Radice e Turconi. Ammetto che complice un po’ di letture non tanto avvincenti mi sono allontanata dalle graphic novel nel corso di questo ultimo anno, prediligendo i libri, quindi non avevo una lista molto corposa tra le quali scegliere. Ma se devo essere sincera Le ragazze del Pillar sarebbe stato in cima a qualsiasi lista, in parte complice l’attaccamento che nutro verso Il Porto Proibito, mia primissima graphic novel. E’ stato quasi magico ritrovarvi alcuni dei personaggi che abbiamo conosciuto ne Il Porto Proibito e tornare a immergersi in quelle atmosfere.

Spero di avervi dato qualche nuovo spunto di lettura con i libri di cui vi ho parlato in questo post. Se avete voglia, scrivetemi nei commenti se avete letto un libro che vi ha particolarmente colpito o che vi ha invece deluso.

Colgo l’occasione per salutarvi e per augurarvi un buon fine 2020, nella speranza di un 2021 più leggero e ricco di rivincite su un anno che sicuramente non è stato facile per nessuno di noi! Buon anno!

Di ritorni, novità e aggiornamenti di lettura

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Dopo una lunghissima assenza da queste scene, eccomi ritornare con un nuovo contenuto a base di chiacchiere e ultime letture. Quando ho aperto la pagina del blog e ho visto che l’ultimo articolo scritto risaliva ai primi di gennaio mi è venuto male al cuore. Purtroppo questi mesi sono stati piuttosto impegnativi: prima ero immersa fino ai gomiti nella sessione invernale, e successivamente mi sono dovuta concentrare sulla ricerca di uno stage per l’università che si è finalmente conclusa e mi ha dato modo di riprendere a respirare in queste settimane di aprile.

Dopo un lungo periodo di assenza quindi sia dal blog che dalla mia pagina Instagram (dove di solito pubblico con un po’ più di frequenza) ho deciso di riprendere in mano questo piccolo progetto e sto cercando di dargli un nuovo volto e di trasformarlo in qualcosa di più di un semplice blog dove raccolgo recensioni e pareri inerenti a singoli libri. In che senso? Mi piacerebbe portare alcuni contenuti diversi, sempre legati al mondo della carta stampata, che si distacchino dalla canonica recensione. E a proposito di recensioni, subiranno una leggera variazione: cercherò di creare contenuti più brevi e più omogenei tra loro. Vedremo cosa riuscirò a combinare con questa idea, e se voi avete qualche osservazione in merito vi invito a lasciarmi il vostro pensiero nei commenti!

Che altre novità ci sono? Ho deciso di eliminare quasi completamente le collaborazioni con le case editrici. Perché? Perché la vita va veloce, io ho tanti impegni, e ho deciso di leggere solamente ciò che io scelgo di leggere, quando mi va e come mi va. La serietà di un blogger che decide di collaborare con le case editrici, le quali gli mandano gratuitamente copie omaggio di un determinato libro perché questo lo legga e ne scriva una recensione, implica necessariamente che il suddetto abbia tempo e voglia di dedicarcisi. Di conseguenza, escludendo alcuni casi rari, ho deciso di non accettare più collaborazioni di nessun genere. Ogni volta che vi parlerò di un libro o una graphic novel che mi è stata mandata da una casa editrice lo troverete segnalato nel suddetto post, altrimenti potete ricercare la sezione “collaborazioni”. Questo per essere totalmente trasparente nelle mie letture e fornire a voi, che mi leggete, tutte le informazioni riguardanti la mia lettura.

E poi c’è dell’altro? Sì, ho eliminato la collaborazione con Amazon, di conseguenza non troverete più nessun link di affiliazione in fondo ai miei articoli. Vi lascerò sempre il link per acquistare il libro su IBS e il suggerimento di uscire e andarvi a comprare la vostra copia cartacea in una bella libreria.

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Abbiamo esaurito le comunicazioni di servizio, e posso tornare a concentrarmi su ciò di cui mi piace parlarvi: libri. Cosa ho letto? Cosa sto leggendo? Tra febbraio e marzo ho subito una battuta d’arresto in tema letture, ahimè le ansie quotidiane e la testa appesantita da altri problemi personali mi hanno tenuta lontano dai libri. A febbraio ho affrontato il problema leggendo qualche graphic novel, sempre ottima “medicina” per questi periodi. A marzo invece mi sono venuti in soccorso i romanzi fantasy: sono la mia copertina di Linus, quando non riesco a concentrarmi su altri generi il fantasy mi regala sempre una boccata d’aria e mi permette di leggere, appassionarmi a una storia, e svuotare il cervello. Tra le graphic novel migliori lette nell’ultimo periodo vi segnalo Patience di Daniel Clowe, un vero capolavoro a colori, e Andy di Typex, una mastodontica e curatissima opera che ripercosse la vita di Andy Warhol, a cui vengono aggiunti acuti passaggi originali. Parlando di fantasy, invece, ho recuperato Figli di sangue e ossa di Tomy Adeyemi, un romanzo young adult del quale avevo sentito parlare benissimo ma che non mi ha saputo convincere fino in fondo (trovate due parole in più sul mio profilo Instagram) e l’acclamato Tenebre e ghiaccio di Leigh Bardugo, primo volume della Grisha Trilogy. Ahimè i seguiti non sono stati tradotti in italiano, quindi mi armerò di pazienza e li leggerò in inglese sul mio kobo.

Ad aprile, con la mente più sgombra e più tempo a disposizione, ho rincominciato a leggere libri più impegnativi, e mi è capitato di leggere alcune vere chicche. Primo tra tutti Acquadolce di Akwaeke Emezi edito Il Saggiatore, un libro poetico e fuori dal normale, originale nello stile e particolarissimo nella narrazione. Una lettura folgorante. Altro titolo che voglio menzionarvi è l’ormai acclamatissimo Benevolenza cosmica di Fabio Bacà, un esordio firmato Adelphi, altra lettura stramba e con uno stile ricco, opulento ed esagerato che mi è piaciuta moltissimo. Vi ricordo che ogni mese sul mio profilo Instagram pubblico un post riassuntivo con tutte le mie letture del mese, quindi se non volete perdervi nulla vi consiglio di seguirmi anche lì!

Bene, direi di avervi riportato gli aggiornamenti principali, spero che nonostante l’assenza di questi mesi continuerete a seguirmi e a leggere i miei contenuti. Nelle prossime settimane cercherò di far uscire articoli con un po’ più di frequenza. Nel frattempo: buona lettura!

Recensione: La mia cosa preferita sono i mostri

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Finalmente! F I N A L M E N T E ! Aspettavo di leggere questa graphic novel da prima ancora che venisse tradotta in italiano. Per ragioni essenzialmente economiche (è un volume un po’ costoso, MA vale tutti i soldi spesi) avevo rimandato l’acquisto del volume in questione fino al Lucca Comics di quest’anno, dove finalmente mi sono concessa l’acquisto.

14 Febbraio 1968. Oggi la nostra vicina del piano di sopra, la signora Anka Silverberg, è morta in circostanze misteriose. Le hanno sparato al cuore in salotto, ma è stata trovata a letto con le coperte in ordine, come se si fosse messa a dormire.

Per quanto mi riguarda questa graphic novel è davvero unica nel suo genere ed estremamente interessante. Si basa su una trama avvincente e sviluppata egregiamente e uno stile particolarissimo e immediatamente riconoscibile ed evocativo, ma andiamo con calma. Partiamo dalla trama: siamo negli anni ’60, la protagonista è la piccola Karen Reyes, una ragazzina di undici anni appassionata di disegno, arte ma soprattutto, come suggerisce il titolo, mostri. Karen è una vera fan dell’orrore, va alla ricerca dei suoi mostri preferiti per le strade di Chicago, sullo sfondo di una città in balia della povertà e della criminalità. Karen prova a destreggiarsi in una quotidianità che non è molto facile, e situazione che peggiora quando scopre che la sua vicina di casa, con la quale ogni tanto passava un po’ di tempo, è stata trovata morta. La polizia parla di suicidio, ma lei non vuole (o non può) crederci, e decide di far chiarezza su questo “caso”, indossando l’impermeabile da investigatore di suo fratello e iniziando a indagare. Questo la porterà a esplorare gli angoli più bui e nascosti della vita di Anka, la sua vicina di casa. A grandi linee questo è il corpo centrale della trama, della quale non voglio dirvi di più.

Veniamo ora al secondo aspetto, lo stile e la struttura della graphic novel. La Ferris costruisce questo enorme primo volume (ci sarà un seguito) come se fosse il quaderno di disegni e scarabocchi di Karen, dove appunta ciò che le succede e racconta le sue giornate, una sorta di diario illustrato. Conosceremo tutta la vicenda dal punto di vista della protagonista, che illustrerà le sue giornate e le persone che la circondano, mischiando la sua quotidianità con ricordi, pensieri e a volte elementi inventati, frutto della sua fantasia, come i suoi amati mostri. A tal proposito l’aspetto interpretativo è essenziale per la lettura di questa graphic novel. Karen si disegnerà sempre come un mostro, un piccolo licantropo, mentre replicherà in maniera molto veritiera tutti gli altri elementi della sua vita, compresi i suoi famigliari e tutte le persone che la circondano (con un’unica, breve, eccezione). A intervallare i capitoli ci saranno delle copertine di riviste horror che la stessa Karen ricopia fedelmente sul suo quaderno. Non c’è una pagina che si assomiglia all’altra, i pensieri di Karen si fondono con le sue riflessioni, e poi con la storia di Anka e della sua tormentata vita. Disegni, scarabocchi e scritte, si fondono insieme; il tutto riportato da un tratto molto realistico, a penna. Non sono pagine monocromatiche, si alterneranno vari colori, sempre a penna o al massimo pennarello, rendendo questa graphic novel una delle più particolari e innovative, dal punto di vista estetico, che io abbia mai avuto tra le mani. Lo stile del diario ricorda un po’ le stesse riviste horror che legge Karen, pieno zeppo di rimandi alla cultura underground.

Dicono “poichè non è possibile che i mostri siano veri, allora non sono veri”. Il dizionario dice che la parola mostro viene dal latino “monstrum”, che significa “far vedere” (come dimostrare) ma la g.e.n.t.e dice “non abbiamo mai visto un mostro, quindi non esistono”… la verità è che ci sono tante cose che non vediamo normalmente, ma che sono proprio sotto al nostro naso, come i germi, l’elettricità, e forse anche i mostri sono totto al nostro naso.

L’opera segue due linee narrative principali. Nella prima parte si sviluppa e si esplora l’universo della piccola Karen, che si trova a vivere una quotidianità condita dal bullismo, non pochi problemi in famiglia e una sessualità ancora da definire e da comprendere. In queste pagine conosciamo meglio suo fratello Deeze, un personaggio fondamentale, che si prende cura (come meglio riesce) della sorellina, e che l’ha fatta avvicinare al mondo dell’arte per la prima volta, e la madre di Karen, una donna che mischia un po’ di religione a tantissime superstizioni e credenze popolari che la guidano nelle scelte quotidiane. In queste pagine emergono i temi del rifiuto del diverso, dell’emarginazione, del razzismo, della difficoltà di sentirsi parte integrante di una società che non sembra pronta ad accettarti. La seconda parte è invece dedicata alla violenta storia di Anka, e passiamo ad affrontare aspetti molto intensi seguendo la sua biografia, come la guerra (Anka è una sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti), lo sfruttamento e l’oggettivazione del corpo femminile e la malattia mentale.

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E’ una graphic novel che ha molti livelli di lettura, e soprattutto esplora e analizza moltissime tematiche, alcune anche molto forti, soprattutto quando ci addentriamo nella seconda parte del romanzo, quella dedicata alla storia di Anka. Proprio per queste tematiche viene usato uno stile anche esplicito, i disegni non risparmiamo particolari cruenti o a sfondo sessuale, mai superfluo, sempre utile all’economia dell’opera. Molto più che in altri casi, lo stile e la struttura dell’opera si fondono con la narrazione, e diventano l’uno lo specchio dell’altra: alla fine della lettura ci sembra impossibile illustrare diversamente la storia che abbiamo appena letto, quello della Ferris è l’unico modo possibile.

Viene spontaneo chiedersi, a un certo punto del romanzo, chi siano i veri mostri. E’ curioso vedere come Karen si disegni come un licantropo, segno di un’incapacità di trovare il proprio spazio e il proprio ruolo in una società che comprende con difficoltà, ma disegna invece in modo perfettamente normale i mostri attorno a lei. Nascosti appena sotto la superficie, e anzi, in molti casi nemmeno tanto celati, si muovono sullo sfondo altri tipi di mostri, quelli veri, diciamo. Karen si domanda cosa distingua i mostri buoni, ovvero quelle persone viste come diverse dalla società, che non trovano il proprio spazio, dai mostri cattivi, quelli che agiscono con egoismo e crudeltà.

… Mi faccio largo nel grigiume fino ad arrivare all’isola verde nell’occhio di mama. È coperto di alberi e arbusti e odora di terra. È come se mia madre avesse fatto un posto sull’isola verde per tutto ciò che sono (anche le cose segrete) e mi sdraio su un soffice letto di muschio, alla base del pino molto alto, e mi addormento.

Ultima nota che vorrei fare riguardo a questa splendida graphic novel è riferita alla casa editrice Bao Publishing. La particolarità dello stile della Ferris risiede non solo nell’uso della penna come strumento grafico, già piuttosto inusuale nel mondo del fumetto contemporaneo, ma dall’uso della pagina e dalla gestione degli spazi. La Ferris ricopre letteralmente la pagina bianca, non lascia molti spazi, e ogni pagina è diversa da quella precedente, aspetto che ci permette di immergerci nella lettura e credere che quelle siano davvero le pagine di un vecchio e logoro quadernone, perché avrebbe davvero quell’aspetto. Dietro al lavoro di traduzione della graphic novel, in questo caso non c’è solo l’esigenza di adattare i dialoghi e inserirli negli spazi appositi, ma è stato necessario letteralmente ripensare gli spazi e in alcuni casi realizzare dei lavori di hand lettering ad hoc per ogni pagina. Quindi bravi, come sempre, i ragazzi della casa editrice, che ci hanno regalato questo piccolo gioiellino in italiano. Per conoscere meglio l’autrice Emil Ferris vi lascio il link di un’interessante intervista del sito Il Libraio.

La recensione si conclude qui. Spero che vi sia piaciuta, e se decidete di acquistare questa graphic novel, vi lascio il mio link di affiliazione ad Amazon. Se acquistate tramite il mio link io riceverò una piccola commissione (non muterà assolutamente il prezzo che pagherete voi) che mi permetterà di acquistare altri libri in futuro per continuare a parlarvi di libri!

Review: Non è te che aspettavo

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Aspettavo questa uscita da quando ne ho sentito parlare per la prima volta qualche mese fa, prima ancora che fosse pubblicato in Italia. Edito da Bao Publishing, Non è te che aspettavo di Fabien Toulmé racconta la storia dell’autore, soffermandosi sui mesi immediatamente precedenti e gli anni successivi alla nascita della sua secondogenita, Julia, nata con la trisomia ventuno. L’argomento da trattare, estremamente delicato e allo stesso tempo poco toccato sia nella narrativa che nei fumetti o graphic novel che fino ad ora ho letto, mi ha subito affascinata, e mi sono convinta ad acquistarlo non appena ho scoperto che si trattava di una vicenda autobiografica.

Nella mia testa si agitavano due pensieri in contrasto tra loro. Il primo mi diceva che mia figlia presentava tutti i segni di una trisomia… il secondo tentava di convincermi che fossi solo paranoico.

La trama si concentra sugli ultimi mesi di gravidanza della moglie di Fabien, Patricia, sul trasferimento della famiglia del protagonista dal Brasile alla Francia, sulla nascita della piccola Julia e sull’impatto che questa nuova vita ha avuto su tutti i membri della famiglia. Pian piano l’autore ci guida nella sua intimità, lasciandoci conoscere non solo la sua piccola realtà domestica, ma anche la sua famiglia. Dopo la nascita della piccola tutto cambia: quello che prima sembrava un piccolo “problema” riscontrato nel cuore della bambina, si rivela essere l’incubo peggiore di Fabien. Sua figlia ha la trisomia ventuno, ovvero la sindrome di Down. E il mondo gli crolla addosso. Dopo aver trascorso il periodo di gravidanza della moglie agitato all’idea che qualcosa potesse andare storto, ai suoi occhi succede il peggio.

Trisomia. Finalmente la parola era stata detta. Avvertii un peso insostenibile schiacciarmi. Qualcuno aveva finalmente tagliato l’incombente spada di Damocle che pendeva sulla mia testa da quando Julia era nata… lasciando che mi prendesse in pieno. Era un pugno allo stomaco che mi impediva di muovermi, di respirare, di fare qualsiasi cosa… dopo quella parola, tutte le altre non esistevano più.

La sincerità, la totale limpidezza dei pensieri di questo padre, pensieri alle volte spiacevoli, dei quali lui stesso si vergogna, la paura che prova, e non riesce a nascondere a chi lo circonda, la disperazione di trovarsi davanti a ciò che aveva temuto durante la gravidanza della moglie, sono alcuni degli aspetti che rendono questa graphic novel molto più di una semplice lettura. E’ un viaggio attraverso la vita di una persona vera, attraverso la quale scopriamo la vita di molte famiglie vere, che si trovano a fare i conti con bambini che vivono in questa condizione.

Non provavo nulla, nei suoi confronti… Sarei mai riuscito ad amare mia figlia? Sarei mai riuscito ad andare oltre la sua condizione? Sarei stato un buon padre per lei?

L’autore racconta il suo viaggio nella malattia della figlia, dall’odio, verso se stesso e i medici per non essersi accorti del problema durante la gravidanza, al rifiuto di quella che lui non vuole e non può considerare sua figlia, fino al totale e disinteressato amore. Insieme a lui vediamo gli altri membri della famiglia, e un ruolo fondamentale è giocato da Louise, la primogenita, che sin da subito entra in totale sintonia con la piccola, la venera, la vizia, non ha occhi che per lei, come ogni altra sorella maggiore nei confronti della nuova arrivata. Non si accorge di quella diversità che vedono gli altri, quella diversità che sembra far coincidere la bambina con un problema, una malattia, come se le due cose si sovrapponessero e Julia fosse la sua malattia. E Louise, essendo la prima a non compiere questo sciocco errore, è come se guidasse i suoi genitori nel lento ma costante percorso di accettazione.

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Tutta la graphic novel è sviluppata dal punto di vista di Fabien, e attraverso di lui conosciamo sua figlia, assistiamo al suo rifiuto e poi al suo amore, vediamo ciò che vede lui, proviamo ciò che prova lui, lo giudichiamo, lo biasimiamo, lo ammiriamo. L’autore si mette completamente a nudo davanti al lettore, creando un rapporto talmente unico ed intimo che mi sembrava di conoscere Fabien di persona. Non mi era mai capitato prima con nessun libro, né con una graphic novel: la realtà dietro queste tavole mi ha permesso di soffermarmi a riflettere davvero su un problema che, essendo lontano da me, non avevo mai affrontato con criticità e attenzione. Mi sono immedesimata nell’autore, ho provato a farmi le domande che si faceva lui, a chiedermi: e se ci fossi stata io, lì, al suo posto? E di rado, devo ammettere, resto così coinvolta in una lettura.

Per la prima volta, sentii un’altra persona raccontare le esperienze che avevamo vissuto noi: la scoperta dell’handicap, la brutalità della notizia, la sofferenza… e poi l’amore.

La precisione tecnica e medica con cui vengono spiegati certi aspetti della malattia è stato un altro aspetto che ho molto apprezzato. Attraverso parole e ragionamenti semplici ho scoperto molte cose che ignoravo completamente, quindi ho trovato anche la lettura estremamente utile, precisa e allo stesso tempo delicata.

Consiglio davvero a tutti la lettura di questa splendida graphic novel e spero di aver suscitato un po’ di curiosità in voi con questa recensione. Di seguito trovate i link per acquistarla su Amazon e IBS. Buona lettura!

Non è te che aspettavo… ma sono contento che tu sia arrivata.

Review: E la chiamano estate

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La mia prima volta ad Awago, avevo paura di nuotare nel lago. Poi mia mamma mi ha insegnato ad aprire gli occhi sott’acqua.

Pensavo che fosse qualcosa di speciale. Come un potere.

Poi l’ho detto a Windy e ho scoperto che tutti possono farlo.

Era da tempo che desideravo leggere questa graphic novel, e non appena l’ho trovata in biblioteca l’ho acciuffata senza pensarci due volte. La vicenda narra di Rose, una ragazzina come tante che si trova a passare ogni sua estate insieme ai suoi genitori ad Awago Beach, tipica località estiva. Qui passa le giornate a fare bagni nel lago e girovagare insieme alla sua amica Windy, che le fa compagnia ogni estate, ma quest’anno cambieranno alcune cose. Rose si trova infatti ad affrontare da un lato un momento di crescita personale e dall’altro la crisi dei suoi genitori, che attraversano un periodo difficile del quale la figlia è l’inerme testimone. Le vicende di Rose e Windy si intrecciano con quelle della piccola comunità di Awago Beach, e le due ragazzine si troveranno testimoni di alcune vicende che riempiranno le loro giornate di tante domande e dubbi.

L’aspetto che mi ha entusiasmato di più di questa graphic novel è stata l’atmosfera ricreata dalle autrici: leggere di Rose e della sua amica Windy mi ha riportato ai miei dodici anni, ai mesi estivi trascorsi sempre nella stessa località marittima con sempre gli stessi amici a fare sempre le stesse cose, in quel misto di noia e di giornate spensierate tipiche di quegli anni. Mi è piaciuta anche la scelta di lasciare un po’ di spazio anche “agli adulti” della vicenda, nonostante sia presentata come una “graphic novel adolescenziale”, raccontando da un lato la difficoltà di Rose nel capire e accettare i problemi dei suoi famigliari, e dall’altro il punto di vista dei genitori stessi, che si trovano a vivere un periodo difficile e provano a gestirlo come meglio possono.

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Ho trovato meraviglioso lo stile, e in conclusione posso dire di aver apprezzato più la forma che non il contenuto vero e proprio. I disegni mi hanno incantato, come anche la struttura dei dialoghi e la divisione delle tavole, e ho trovato meravigliosa la scelta monocromatica  che accompagna tutta la narrazione. Il tratto è molto morbido, e colpisce soprattutto nelle tavole dominate dal lago e l’ambiente naturale che lo circonda.

La vicenda in sé per sé non mi ha comunicato molto: non sono riuscita a entrare in sintonia con la protagonista né ad appassionarmi alla sua storia. Ha sicuramente inciso molto che la fascia di età alla quale questa graphic novel si rivolge sia inferiore alla mia, diciamo attorno ai sedici/diciassette anni. Purtroppo non sono riuscita ad apprezzare appieno le vicende raccontate dalle autrici. I personaggi alla lunga mi hanno annoiato, sia Rose, che sua madre, che Windy, e in alcuni punti ho trovato i loro comportamenti un po’ forzati dalle circostanze. Inoltre avrei preferito che si approfondissero di più certe dinamiche interne alla famiglia piuttosto che spostare la scena così spesso sulle vicende che coinvolgevano la comunità di Awago Beach, sebbene queste ultime servissero in parte come pretesto per raccontare la crescita di Rose e della sua amica.

Nel complesso è stata una lettura piacevole ma non riesco a dire che mi abbia lasciato “qualcosa in più” dopo averla terminata.

Voi avete letto questa graphic novel? Vi è piaciuta? Vi aspetto nei commenti!

Qui trovate il link per acquistarla su Amazon e IBS. Buona lettura!

Review: The Moneyman

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La situazione mi sta sfuggendo di mano: siamo ai primi di marzo e ho già letto due graphic novel che sicuramente rientreranno nelle preferite di questo 2018, e una di queste è quella di cui vi voglio parlare oggi. Desideravo questo titolo da tantissimo tempo: più ne sentivo parlare più le aspettative crescevano e mi convincevo che era proprio una graphic novel fatta per me, quindi quando mi è stata regalata e ho iniziato la lettura sono partita con speranze altissime. E neanche un’aspettativa è stata delusa.

Di rado mi trovo ad attribuire a opere di narrativa alti significati che trascendono il senso più immediato della lettura: lasciarci qualcosa, farci crescere, raccontarci una storia. In questo caso però mi sento di andare oltre e con sicurezza mi trovo a pensare che questa graphic novel non solo è interessante, avvincente, e meravigliosa: è importante. Importante in un modo che va oltre il gusto personale e il piacere della lettura. E’ importante per ciò che ci racconta e per come lo fa. Ma andiamo con calma.

The moneyman racconta la storia di Roy Disney, fratello maggiore del famoso Walt. La scelta di narrare la storia nel complesso della famiglia Disney raccontandola non dal punto di vista del suo membro più famoso ma appunto da quello di uno dei fratelli, il più vicino collaboratore di Walt, è stato il primo aspetto che mi ha incuriosito quando ho iniziato ad avvicinarmi a questa graphic novel. Questa scelta si è dimostrata perfetta per capire alcuni aspetti del colosso dell’animazione: permette al lettore di conoscere Walt prima che diventasse Walt Disney: di vederlo prima bambino, poi ragazzo e infine uomo, conoscendo non solo la figura che appariva dinnanzi alle telecamere e agli eventi mondani ma il Walt uomo, non personaggio.

I corti funzionano perché sono brevi, chi mai si guarderebbe un cartone animato di un’ora.

La narrazione si alterna tra due tempi diversi: da un lato incontriamo Roy negli anni settanta che racconta la sua storia, dall’altro vediamo le sue parole prendere vita, e conosciamo la famiglia Disney, la seguiamo nei suoi spostamenti in lungo e in largo per l’America dei primi anni del ‘900 e ci concentriamo poi sull’avvio dell’impresa che diventerà un giorno la Walt Disney Company che conosciamo oggi.

La figura di Roy, il protagonista della narrazione, ci viene svelata mano a mano che si prosegue nella storia, caratterizzato in antitesi a suo fratello Walt: tanto il primo è concreto, pratico e rivolto al futuro quanto il secondo è sognatore, creativo, convinto di poter fare sempre ciò che più gli aggrada senza troppo curarsi delle circostanze in cui si trova. Ho apprezzato molto la scelta di raccontare i due fratelli facendoli interagire tra loro, costruendo le loro identità collegate l’una all’altra. Probabilmente non avremmo avuto un Walt così creativo e prolifico se non avesse avuto alle spalle il suo moneyman, appunto, suo fratello Roy, che per anni si è concentrato sull’aspetto pratico ed economico dell’azienda.

Un altro aspetto meraviglioso è stata l’opportunità di ritrovare alcuni pezzi della mia (ma credo di tutti) infanzia: vedere e scoprire come sono nati alcuni dei cartoni più amati e apprezzati di sempre, riconoscere la genesi di alcuni personaggi, cogliere alcune note nascoste nella narrazione; sono state sorprese piacevolissime durante la lettura.

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Inoltre sono stati in grado di “fotografare” una situazione storica, economica e sociale che va oltre la semplice biografia di un personaggio, senza per questo perdere di vista la vicenda dei protagonisti. La crisi del ’29, le conseguenze economiche della seconda guerra mondiale, i finanziamenti necessari a portare avanti le aspirazioni di Walt e i numerosi problemi che l’azienda ha avuto con i sindacati sono alcuni degli aspetti che vengono trattati nell’opera, condendo la vicenda di Roy di fatti e avvenimenti reali, che hanno influenzato la sua vita e il suo lavoro e per questo imprescindibili se si cerca di capire la persona che era e le scelte che ha preso. L’ultimo aspetto che tengo a sottolineare è la naturalezza e la semplicità con cui gli autori sono stati in grado di raccontare quello di cui vi ho parlato nelle righe precedenti. Hanno saputo, a mio parere, rendere una biografia precisa e in alcuni tratti anche tecnica estremamente interessante anche per chi, come la sottoscritta, conosceva poco o niente sia del mondo del cinema e dell’animazione che della figura di Walt Disney più nello specifico.

Chiudo questa recensione con una piccola nota sul piano stilistico: le tavole e il tratto preciso e semplice sono un altro punto forte di questa graphic novel. I colori accesi e brillanti che caratterizzano la narrazione di Roy negli anni settanta si alternano a toni più tenui e monocromatici per raccontare il passato della famiglia Disney: ho apprezzato molto questa scelta, permette al lettore di seguire i due fili narrativi con estrema semplicità.

Ci sarebbero molti altri aspetti sui quali soffermarsi, a partire dalla figura di Walt Disney che emerge da queste pagine e la consapevolezza che fosse molto di più di ciò che ci fanno ricordare i filmati e le interviste, ma non voglio né dilungarmi troppo né privarvi del piacere di scoprirli da voi durante la lettura.

Forse è stato questo il più grande pregio di mio fratello, lo capisco solo adesso. Ci ha illusi tutti… di poter restare per sempre dei ragazzi.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta, e nel caso non si fosse capito vi consiglio caldamente la lettura di questa graphic novel: di seguito trovare i link per acquistarla su Amazon e IBS.

Review: La Giusta mezura

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Finalmente vi porto questa recensione, alla quale ammetto di tenere particolarmente. La giusta mezura è stato uno dei tanti e bellissimi regali di compleanno che ho ricevuto, e l’ho divorato in una notte, incantata dalle tavole dell’autrice. Appena terminato ero già con le mani sulla tastiera a scrivere una recensione su goodreads consigliando a tutti di farsi un regalo e prendersi questo piccolo capolavoro.

La storia racconta la vita, piuttosto ordinaria, di Mia e Manuel, due giovani quasi trentenni che si sono trasferiti a Bologna per frequentare l’università e che una volta terminata hanno deciso di rimanervi. Il problema è che hanno anche mantenuto gli stessi ritmi e gli stessi coinquilini di quando avevano una ventina d’anni. Mia prova a tirare avanti con un lavoro che non la soddisfa, giusto per guadagnare un po’ di soldi per pagarsi l’affitto, mentre Manuel lavora come pizzaiolo e intanto scrive un romanzo sull’amor cortese pubblicato online. Entrambi alla soglia dei trent’anni sentono la necessità di dare una svolta alla loro vita, di cambiare qualcosa, ma ancora non gli è chiaro come. La loro relazione, un tempo idilliaca, è diventata un peso: qualcosa non va, ma entrambi non sono ancora pronti ad accettarlo e a risolverlo, lasciando che il vuoto tra loro lentamente aumenti e li divori.

La giusta mezura è una storia di accettazione reciproca, di cambiamento e d’amore, e non di quell’amore perfetto e irrealistico, ma di un amore egoista, reale, concreto, che sperimentiamo o che abbiamo sperimentato tutti.

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Probabilmente sono di parte, me ne rendo conto: abito a Bologna, e ho riconosciuto ogni luogo descritto nelle tavole della bravissima Flavia Biondi, e credo che questo regali una marcia in più alla graphic novel. Non racconta solo di fatti e persone reali, ma anche di luoghi reali: Flavia ci regala una Bologna vera, non da cartoline per turisti, ma riconoscibile da tutti gli studenti o i ragazzi che ci sono passati anche solo per una sera.

L’aspetto che mi ha colpito di più è stata la facilità con cui mi sono immedesimata nel racconto dell’autrice; non tanto in un personaggio specifico, quanto nell’atmosfera che si respira in ogni pagina e in ogni dialogo. L’incertezza del futuro, la consapevolezza dei propri sbagli, l’impressione di immobilità totale mentre gli altri, attorno a te, si costruiscono una vita e vanno avanti. Credo che l’autrice sia stata in grado di mettere nero su bianco sensazioni ed emozioni che tutti noi, che attraversiamo un determinato momento della nostra vita, siamo consci di provare. Ma siamo anche convinti di essere i soli a trovarci in queste situazioni, i soli a non saper dove andare, i soli a credere di aver sbagliato tutto, di non essere riusciti a combinare nulla. Flavia Biondi ci dice no, tranquilli, non siete i soli, e soprattutto attraverso i suoi protagonisti ci dice che c’è sempre tempo, tempo per trovare la nostra strada, per cambiarla altre cento volte, per sbagliare e per correggerci, c’è ancora tempo. Anche se abbiamo trent’anni e un affitto da pagare.

Lo stile mi è piaciuto molto: le vicende di Mia e Manuel si alternano a tavole dedicate al romanzo scritto da Manuel sull’amor cortese, così da spezzare di tanto in tanto la storia principale con questo espediente narrativo. La scelta dei colori è monocromatica, sulle tinte del blu, altro aspetto che mi è piaciuto molto e che ho trovato adatto alla narrazione.

Ho provato a essere obiettiva e a cercare anche qualche aspetto che non mi aveva fatto impazzire di questa graphic novel, ma purtroppo (o per fortuna) non ci sono riuscita. La consiglio a tutti quelli con cui mi capita di citarla e mi sento di farlo anche con voi: non ve ne pentirete.

Qui trovate i link per acquistare questa graphic novel su Amazon e su IBS.

Prossime uscite – 2018 #1

Di seguito vi racconto alcune nuove uscite previste per i prossimi mesi del 2018. I libri che vi propongo qui sono tutti titoli che mi interessano, mi incuriosiscono e che presto o tardi vorrei recuperare e leggere, non presento una rassegna sulle prossime uscite in libreria (anche perchè visti i ritmi con cui escono oggi i libri, ne sarebbe uscito un post eterno). Ma non perdiamoci in chiacchiere.

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Il primo libro di cui vi parlo è La forma dell’acqua, di Guillermo Del Toro e Daniel Kraus, edito in Italia da Tre60. Il libro racconta la storia che è stata portata al cinema proprio in questi giorni da Del Toro con l’omonimo film, che ha ricevuto ben 13 candidature agli Oscar di quest’anno. Siamo a Baltimora negli anni 60 dove Elisa, una ragazza rimasta muta in seguito a un incidente, durante il suo turno nel laboratorio presso il quale lavora come donna delle pulizie fa la conoscenza di una strana creatura acquatica tenuta in una vasca. La narrazione ruota attorno a un’improbabile e tenera storia d’amore tra due esseri incompresi ed esclusi dalla società. Questa storia mi incuriosisce moltissimo, l’unica perplessità che ho a riguardo è che forse questa potrebbe essere una delle poche volte in cui il film supera il libro, dato che l’opera nasce come pellicola. Ho apprezzato moltissimo i precedenti film di Guillermo del Toro e parte della “magia” delle sue storie è legata (in modo imprescindibile) all’aspetto visivo. Vedremo. L’uscita del libro è prevista per il 1 marzo, qui trovate i link per preordinarlo su Amazon e IBS.

Una vita da libraio, di Shaun Bythell, racconta la sua storia da piccolo libraio in un paesino scozzese, le disavventure quotidiane, le assurde richieste dei suoi clienti e le storie che si vengono a creare dietro a ogni libro. Per quanto mi riguarda è la premessa per una storia tenera e curiosa, ideale per gli amanti dei libri e delle piccole librerie. L’uscita di questo libro, firmato Einaudi, è prevista in Italia per il 6 marzo (qui il link ad Amazon e IBS).

Passiamo ora a Fantasie di stupro dell’acclamata Margaret Atwood, autrice del famoso Il racconto dell’ancella, riscoperto nel 2017 con l’uscita dell’omonima serie tv. Fantasie di stupro è in realtà una riedizione dato che era già stato portato in Italia in passato. Si tratta di una raccolta di racconti incentrati sulla figura femminile (credo che tutti i quattordici racconti, eccetto uno, siano narrati da un punto di vista femminile) e sulle difficoltà incontrate nel muoversi nel proprio universo emotivo e relazionale. L’uscita sembra sia prevista per maggio. Cercando qualche informazione in più su internet non ho trovato recensioni particolarmente positive per questa raccolta di racconti (in inglese Dancing queens) ma essendo rimasta folgorata dallo stile della Atwood ne Il racconto dell’ancella le darò sicuramente una possibilità. Qui trovate il link ad Amazon.

Vi segnalo una prossima uscita firmata Edizioni Black Coffee, L’alfabeto di fuoco di Ben Marcus, libro del quale purtroppo sono riuscita a trovare pochissime informazioni. Marcus racconta di un futuro distopico basato sull’incomunicabilità , un romanzo a metà tra horror e fantascienza in cui i bambini sembrano essere portatori di una malattia che colpisce gli adulti attraverso le parole che pronunciano: il linguaggio dei bambini diventa tossico per chiunque lo ascolti. Ammetto che questo libro mi ispira davvero moltissimo, ma purtroppo non sono riuscita trovare informazioni riguardanti la data di uscita prevista in Italia.

Without sound, celebration and grief look nearly the same.

Un’altra segnalazione riguarda Macchie di inchiostro di Damion Searls, in uscita il 22 febbraio per Il Saggiatore. Il libro racconta la vita di Hermann Rorschach e del suo celeberrimo test. Da un lato l’autore ripercorre la vita del famoso psichiatra, dall’altra fornisce una serie di aneddoti e racconti riguardanti l’applicazione del test, non solo per scopi medici ma anche come fonte d’ispirazione per artisti e creativi. Non appena ho letto di questo libro ne sono rimasta completamente folgorata, e credo proprio sarà una delle mie prossime letture. Di seguito il link al libro su Amazon e IBS.

Infine, l’ultimo libro che vi propongo esce proprio oggi, si tratta di Le visionarie. Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, di Ann e Jeff VanderMeer. L’antologia raccoglie al suo interno una serie di racconti firmate da alcune grandi scrittrici di fantasy e fantascienza, tra cui: Ursula K. Le Guin (la “mamma” del Ciclo di Earthsea, da poco venuta a mancare) e Angela Carter. Vi lascio qui il link ad Amazon e IBS per acquistare il libro.

Passiamo ora ad un paio di graphic novel che ho notato in giro per il web e che mi hanno incuriosito subito. La prima è Indomite. Storie di donne che fanno ciò che vogliono di Pénélope Bagieu, edito da Bao Publishing. Il volume racconterà la vita di quindici donne straordinarie, diversissime tra loro. Se seguite la casa editrice su Facebook avrete notato alcune anticipazioni sulle donne che verranno raccontate in questa opera: per il momento abbiamo visto Margaret Hamilton (l’attrice che interpretò la Malvagia strega dell’Ovest nel film Il mago di Oz del ’39), Las Mariposas, Josephina Van Gorkum e Giorgina Reid, una donna come tante che ha salvato un faro. La serie di donne proposte in questo volume non racchiude solo eroine o figure femminili particolarmente famose, ma anche donne comuni, che con il loro coraggio e la loro perseveranza sono riuscite a fare la differenza, proprio come nel caso di Giorgina. L’uscita del primo volume (su due) è prevista per l’8 marzo, il giorno della festa delle donne, qui trovate il link ad Amazon.

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Altra graphic novel sempre firmata Bao Publishing è La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris, la cui uscita è prevista per la seconda metà di aprile. Qui si racconta la difficile storia di Karen Reyes e la narrazione è costruita seguendo i tratti del diario della protagonista, una ragazzina con la passione per i film horror e i mostri, come suggerisce il titolo, che si trova a fare i conti con alcuni episodi di bullismo e una fase di crescita difficile. Attraverso vari livelli di lettura e affrontando temi difficili, questa graphic novel è stata accolta con entusiasmo all’estero e non vedo l’ora che arrivi anche qui in Italia. Attualmente non abbiamo ancora i link per ordinarla online.

Cosa pensate di questi titoli? Li conoscevate già? Vi incuriosiscono e avete intenzione di acquistarne alcuni? Vi aspetto nei commenti!