Recensione: La mia cosa preferita sono i mostri

Processed with VSCO with p5 preset

Finalmente! F I N A L M E N T E ! Aspettavo di leggere questa graphic novel da prima ancora che venisse tradotta in italiano. Per ragioni essenzialmente economiche (è un volume un po’ costoso, MA vale tutti i soldi spesi) avevo rimandato l’acquisto del volume in questione fino al Lucca Comics di quest’anno, dove finalmente mi sono concessa l’acquisto.

14 Febbraio 1968. Oggi la nostra vicina del piano di sopra, la signora Anka Silverberg, è morta in circostanze misteriose. Le hanno sparato al cuore in salotto, ma è stata trovata a letto con le coperte in ordine, come se si fosse messa a dormire.

Per quanto mi riguarda questa graphic novel è davvero unica nel suo genere ed estremamente interessante. Si basa su una trama avvincente e sviluppata egregiamente e uno stile particolarissimo e immediatamente riconoscibile ed evocativo, ma andiamo con calma. Partiamo dalla trama: siamo negli anni ’60, la protagonista è la piccola Karen Reyes, una ragazzina di undici anni appassionata di disegno, arte ma soprattutto, come suggerisce il titolo, mostri. Karen è una vera fan dell’orrore, va alla ricerca dei suoi mostri preferiti per le strade di Chicago, sullo sfondo di una città in balia della povertà e della criminalità. Karen prova a destreggiarsi in una quotidianità che non è molto facile, e situazione che peggiora quando scopre che la sua vicina di casa, con la quale ogni tanto passava un po’ di tempo, è stata trovata morta. La polizia parla di suicidio, ma lei non vuole (o non può) crederci, e decide di far chiarezza su questo “caso”, indossando l’impermeabile da investigatore di suo fratello e iniziando a indagare. Questo la porterà a esplorare gli angoli più bui e nascosti della vita di Anka, la sua vicina di casa. A grandi linee questo è il corpo centrale della trama, della quale non voglio dirvi di più.

Veniamo ora al secondo aspetto, lo stile e la struttura della graphic novel. La Ferris costruisce questo enorme primo volume (ci sarà un seguito) come se fosse il quaderno di disegni e scarabocchi di Karen, dove appunta ciò che le succede e racconta le sue giornate, una sorta di diario illustrato. Conosceremo tutta la vicenda dal punto di vista della protagonista, che illustrerà le sue giornate e le persone che la circondano, mischiando la sua quotidianità con ricordi, pensieri e a volte elementi inventati, frutto della sua fantasia, come i suoi amati mostri. A tal proposito l’aspetto interpretativo è essenziale per la lettura di questa graphic novel. Karen si disegnerà sempre come un mostro, un piccolo licantropo, mentre replicherà in maniera molto veritiera tutti gli altri elementi della sua vita, compresi i suoi famigliari e tutte le persone che la circondano (con un’unica, breve, eccezione). A intervallare i capitoli ci saranno delle copertine di riviste horror che la stessa Karen ricopia fedelmente sul suo quaderno. Non c’è una pagina che si assomiglia all’altra, i pensieri di Karen si fondono con le sue riflessioni, e poi con la storia di Anka e della sua tormentata vita. Disegni, scarabocchi e scritte, si fondono insieme; il tutto riportato da un tratto molto realistico, a penna. Non sono pagine monocromatiche, si alterneranno vari colori, sempre a penna o al massimo pennarello, rendendo questa graphic novel una delle più particolari e innovative, dal punto di vista estetico, che io abbia mai avuto tra le mani. Lo stile del diario ricorda un po’ le stesse riviste horror che legge Karen, pieno zeppo di rimandi alla cultura underground.

Dicono “poichè non è possibile che i mostri siano veri, allora non sono veri”. Il dizionario dice che la parola mostro viene dal latino “monstrum”, che significa “far vedere” (come dimostrare) ma la g.e.n.t.e dice “non abbiamo mai visto un mostro, quindi non esistono”… la verità è che ci sono tante cose che non vediamo normalmente, ma che sono proprio sotto al nostro naso, come i germi, l’elettricità, e forse anche i mostri sono totto al nostro naso.

L’opera segue due linee narrative principali. Nella prima parte si sviluppa e si esplora l’universo della piccola Karen, che si trova a vivere una quotidianità condita dal bullismo, non pochi problemi in famiglia e una sessualità ancora da definire e da comprendere. In queste pagine conosciamo meglio suo fratello Deeze, un personaggio fondamentale, che si prende cura (come meglio riesce) della sorellina, e che l’ha fatta avvicinare al mondo dell’arte per la prima volta, e la madre di Karen, una donna che mischia un po’ di religione a tantissime superstizioni e credenze popolari che la guidano nelle scelte quotidiane. In queste pagine emergono i temi del rifiuto del diverso, dell’emarginazione, del razzismo, della difficoltà di sentirsi parte integrante di una società che non sembra pronta ad accettarti. La seconda parte è invece dedicata alla violenta storia di Anka, e passiamo ad affrontare aspetti molto intensi seguendo la sua biografia, come la guerra (Anka è una sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti), lo sfruttamento e l’oggettivazione del corpo femminile e la malattia mentale.

Processed with VSCO with p5 preset

E’ una graphic novel che ha molti livelli di lettura, e soprattutto esplora e analizza moltissime tematiche, alcune anche molto forti, soprattutto quando ci addentriamo nella seconda parte del romanzo, quella dedicata alla storia di Anka. Proprio per queste tematiche viene usato uno stile anche esplicito, i disegni non risparmiamo particolari cruenti o a sfondo sessuale, mai superfluo, sempre utile all’economia dell’opera. Molto più che in altri casi, lo stile e la struttura dell’opera si fondono con la narrazione, e diventano l’uno lo specchio dell’altra: alla fine della lettura ci sembra impossibile illustrare diversamente la storia che abbiamo appena letto, quello della Ferris è l’unico modo possibile.

Viene spontaneo chiedersi, a un certo punto del romanzo, chi siano i veri mostri. E’ curioso vedere come Karen si disegni come un licantropo, segno di un’incapacità di trovare il proprio spazio e il proprio ruolo in una società che comprende con difficoltà, ma disegna invece in modo perfettamente normale i mostri attorno a lei. Nascosti appena sotto la superficie, e anzi, in molti casi nemmeno tanto celati, si muovono sullo sfondo altri tipi di mostri, quelli veri, diciamo. Karen si domanda cosa distingua i mostri buoni, ovvero quelle persone viste come diverse dalla società, che non trovano il proprio spazio, dai mostri cattivi, quelli che agiscono con egoismo e crudeltà.

… Mi faccio largo nel grigiume fino ad arrivare all’isola verde nell’occhio di mama. È coperto di alberi e arbusti e odora di terra. È come se mia madre avesse fatto un posto sull’isola verde per tutto ciò che sono (anche le cose segrete) e mi sdraio su un soffice letto di muschio, alla base del pino molto alto, e mi addormento.

Ultima nota che vorrei fare riguardo a questa splendida graphic novel è riferita alla casa editrice Bao Publishing. La particolarità dello stile della Ferris risiede non solo nell’uso della penna come strumento grafico, già piuttosto inusuale nel mondo del fumetto contemporaneo, ma dall’uso della pagina e dalla gestione degli spazi. La Ferris ricopre letteralmente la pagina bianca, non lascia molti spazi, e ogni pagina è diversa da quella precedente, aspetto che ci permette di immergerci nella lettura e credere che quelle siano davvero le pagine di un vecchio e logoro quadernone, perché avrebbe davvero quell’aspetto. Dietro al lavoro di traduzione della graphic novel, in questo caso non c’è solo l’esigenza di adattare i dialoghi e inserirli negli spazi appositi, ma è stato necessario letteralmente ripensare gli spazi e in alcuni casi realizzare dei lavori di hand lettering ad hoc per ogni pagina. Quindi bravi, come sempre, i ragazzi della casa editrice, che ci hanno regalato questo piccolo gioiellino in italiano. Per conoscere meglio l’autrice Emil Ferris vi lascio il link di un’interessante intervista del sito Il Libraio.

La recensione si conclude qui. Spero che vi sia piaciuta, e se decidete di acquistare questa graphic novel, vi lascio il mio link di affiliazione ad Amazon. Se acquistate tramite il mio link io riceverò una piccola commissione (non muterà assolutamente il prezzo che pagherete voi) che mi permetterà di acquistare altri libri in futuro per continuare a parlarvi di libri!

WRAP UP #1 Aprile dolce dormire

2018-04-30 01.53.22 2.jpg

Inauguro con questo post una nuova tipologia di articoli sul blog. Era già da tempo che ci pensavo su, e alla fine mi sono decisa a scrivere un Wrap Up per riassumere le letture del mese appena trascorso. Mi sono accorta di non avere né il tempo né la voglia per scrivere recensioni di tutto ciò che leggo: alle volte perché non mi hanno entusiasmato più di tanto, in altri casi perché non ho molto da dire a riguardo; e questa mi è sembrata un’ottima modalità per parlare di tutte le mie ultime letture senza dilungarmi troppo. Se tutto va secondo i piani (ma quando mai?) dovrei riuscire a fare un post di questo genere con cadenza mensile. Ma non perdiamoci in chiacchiere, di seguito troverete prima i libri che ho letto e successivamente il resoconto delle graphic novel. Iniziamo subito!

Come suggerisce il titolo, Aprile non è stato un mese dei più ricchi per ciò che ha riguardato le mie letture. Ho letto alcune graphic novel bellissime, ma pochi libri rispetto ai mesi precedenti. Per i libri di cui ho scritto una recensione troverete i rispettivi link, sul blog o su Goodreads, dove ogni tanto scrivo qualcosa. Come sempre troverete i link per acquistare i libri di cui vi parlo su Amazon e IBS.

2018-04-20 02.04.59 1.jpg

La vegetariana, Han Kang

Libro estremamente particolare, non avevo mai letto nulla di simile prima d’ora. L’autrice narra le vicende di una donna che improvvisamente, in seguito a un sogno, decide di non mangiare più carne, esplorando le conseguenze che questa scelta porterà nella vita della protagonista e in quella di suo marito e dei suoi famigliari. L’atmosfera cupa, a tratti misteriosa, e la scelta di narrare la vicenda dal punto di vista delle persone che circondano la donna, senza mai renderla soggetto in prima persona, sono gli elementi fondamentali del romanzo. Inizialmente ho trovato numerosi ostacoli durante la lettura, partendo dalla lontananza dal mio “gusto” in fatto di libri, ma successivamente sono riuscita a immergermi nella lettura, eliminando la barriera che inizialmente avevo issato tra me e ciò che leggevo (trovando talmente assurda tutta la vicenda da non riuscire a reputarla verosimile), scoprendo nel romanzo aspetti che inizialmente avevo ignorato. La lettura di questo libro mi ha insegnato a entrare e appassionarmi a un romanzo senza trovare alcun punto di contatto tra me e ciò che leggo: sono sempre stata abituata a provare un briciolo di empatia per almeno uno dei personaggi di cui leggevo, convinzione che ho dovuto abbandonare durante la lettura de La vegetariana. Trovate la mia breve recensione di questo libro su Goodreads, qui vi lascio il link. Qui potete trovare i link per acquistare il volume su Amazon e IBS.

2018-04-22 05.03.15 1.jpg

Le risposte, Catherine Lacey

Le risposte è una delle ultime uscite edite Edizioni SUR e narra le vicende di Mary, una trentenne che abita a New York, in crisi da vari punti di vista: indebitata fino al midollo, con un passato che cerca di dimenticare in ogni modo, solitaria e senza una famiglia che l’aiuti, inizia a soffrire di una serie di disturbi fisici dei quali, nonostante le numerose visite, non riesce a trovare una risposta o una causa scatenante. La protagonista decide di accettare un lavoro del quale conosce poco o niente che sembra consistere in un esperimento sociale sull’innamoramento e i rapporti di coppia. Bisognosa di soldi per pagare una nuova forma di terapia new age per trovare sollievo dai suoi numerosi disturbi fisici, sembra non avere altra scelta se non quella di accettare quel bizzarro lavoro che la vedrà partecipare a quello che le verrà spiegato essere l'”Esperimento Fidanzata”, che la vedrà interagire con un famosissimo attore e regista del cinema che a causa della sua fama non riesce a stringere rapporti di coppia sinceri e duraturi. L’esperimento prevede che Mary e una manciata di altre donne ricoprano un ruolo prestabilito all’intero della relazione: ci sarà la fidanzata materna, quella del reparto intimo, quella sentimentale, quella intellettuale, e così via, ognuna con dei compiti ben precisi da portare a termine. Questa è in breve la trama a metà tra un episodio ben pensato di Black Mirror e un romanzo introspettivo, che nonostante un inizio a mio avviso un po’ difficile decolla con velocità e si fa divorare in pochi giorni. Il taglio dato al romanzo è molto introspettivo: le vicende narrate vengono utilizzate per fare un’ampia analisi emotiva e psicologica dei personaggi, dai protagonisti alle semplice comparse, sulle quali l’autrice si sofferma comunque per qualche pagina, narrandoci il perché di alcune scelte, come sono arrivati lì. La scelta di esplorare così a fondo l’interiorità di ogni personaggio è stato l’aspetto che più mi ha colpito nel corso della narrazione, nonostante abbia trovato geniale alcuni aspetti dell’Esperimento Fidanzata. Consigliatissimo, qui i link per trovare il libro su Amazon e IBS.

Processed with VSCO with hb1 preset

Fidanzati dell’inverno, Christelle Dabos

Di questo libro, una nuova uscita portata in Italia da Edizioni E/O, ho scritto una recensione, che potete leggere qui, pertanto non ve ne parlerò anche in questo wrap up.

Rebel. Il tradimento, Alwyn Hamilton

Secondo volume della trilogia di Alwyn Hamilton ambientata in un mondo fantastico descritto come un regno desertico in perfetto stile Le mille e una notte, con delle forti contaminazioni occidentali, come locomotive e fucili, il tutto condito con creature magiche, demoni, Djinni e profezie. Ho iniziato questa trilogia per rilassarmi e distrarmi da letture più pesanti (ho preso in mano il primo volume mentre leggevo La prima verità della Vinci, non ne potevo più di pesantezza e temi così difficili), e questi volumi hanno servito benissimo lo scopo, tanto che credo leggerò a breve anche il terzo volume. La storia ruota attorno ad Amami, una ragazza proveniente da un villaggio ai confini del deserto, una cittadina povera nella quale la protagonista non vede nessun futuro. La sua vita cambia quando incontra Jin, un bandito che incontra a una gara di tiro con le pistole, alla quale partecipa per racimolare abbastanza denaro per scappare da casa sua. Questa è ovviamente la trama del primo volume, non posso raccontarvi nulla del secondo senza fare inevitabilmente qualche spoiler. Mi limiterò a dire che è una piacevolissima distrazione in periodi in cui non si ha voglia di impegnare il cervello in letture troppo complesse e profonde: è scritto bene, i personaggi sono ben caratterizzati, l’ambientazione è realizzata egregiamente; ci sono tutti gli ingredienti giusti per una storia avventurosa con amori, colpi di scena e tradimenti, ma chiaramente priva di più livelli di lettura. Questi sono i link per acquistare il libro su Amazon e IBS.

2018-04-05 02.42.19 1.jpg

Hasib e la Regina dei serpenti, David B.

Questo volume è stato il primo che ho letto del famoso autore francese, di cui Bao Publishing ha tradotto anche altri lavori. Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del volume alla Feltrinelli di Bologna e sono rimasta talmente incuriosita dall’autore che ho deciso di acquistare la graphic novel anche se non era previsto. In questa graphic novel l’autore narra una particolare storia contenuta in Le mille e una notte, servendosi dell’espediente narrativo del racconto nel racconto. Per tutto lo svolgimento della trama infatti la vicenda si snoda su più livelli, incontrando vari personaggi che raccontano “storie nelle storie”, proprio come nell’opera originale de Le mille e una notte. La scelta di raccontare proprio questa vicenda nel volume deriva dalla volontà dell’autore di prendere un episodio particolarmente incentrato sul fantastico e non solo sull’aspetto pedagogico tipico dell’opera principale, che in vari punti tratta anche di tematiche difficili (pregiudizi, credenze radicate della cultura araba, rapporto con il diverso). L’elemento fantastico è quindi la base della narrazione, ed è la più affascinante: sono sempre stata attratta da queste atmosfere e David B. è stato in grado di prendere una storia contenuta in un più ampio volume e dotarla comunque di autonomia, nonostante l’autore abbia sottolineato la totale fedeltà all’opera originale. I disegni mi sono piaciuti molto: all’inizio non apprezzavo lo stile un po’ stilizzato dell’autore, ma mi ho amato la caratterizzazione dei demoni e delle creature fantastiche, molto più che la caratterizzazione degli esseri umani, devo dire. Di seguito trovate il link per acquistare la graphic novel su Amazon e IBS.

1524324533199.jpg

Vincent, Barbara Stok

Desideravo leggere questa graphic novel da moltissimo tempo e finalmente, in occasione degli sconti della Bao Publishing, me la  sono regalata. L’autrice ripercorre alcuni anni di vita del pittore Vincent Van Gogh concentrandosi sul periodo passato in Provenza, in particolare ad Arles. La vicenda si concentra su due aspetti fondamentali della vita del pittore: il rapporto con il fratello Theo, il tentativo di aprire una casa per artisti (l’Atelier du Midi), il lavoro sul suo stile e il legame con la natura che lo circondava. Non conoscendo nei particolari la vita del pittore posso solo dire che la graphic novel mi è sembrata abbastanza fedele alla sua biografia, ma non posso esserne certa. La Stok ha fatto un ottimo lavoro: lo stile è particolarmente semplice (quasi infantile a tratti) ma molto adatto a sviluppare la personalità del protagonista. Gli aspetti su cui l’autrice si concentra di più sono proprio la natura (le tavole in cui Vincent dipinge e osserva i campi attorno a lui le ho trovate splendide) e la resa della sua malattia, difficile da esprimere attraverso dei disegni. In conclusione l’ho trovata un lavoro molto bello, purtroppo un po’ breve, ma che mi ha messo voglia di approfondire la figura di Vincent attraverso altre fonti, come la raccolta di lettere al fratello o una biografia più approfondita e strutturata. Di seguito trovate i link per acquistare il volume su Amazon e IBS.

Indomite, Penelope Bagieu

Ho dedicato a questo volume edito Bao Publishing un’intera recensione, che pubblicherò a breve sul blog, quindi non mi ci soffermerò ulteriormente qui. Mi è piaciuto molto, ed è una lettura che mi sento di consigliare a tutti, ma per avere un parere più approfondito vi rimando alla recensione completa.

2018-03-25 03.05.38 1.jpg

Sempre libera, Lorenza Natarella

Ammetto che mi aspettavo molto di più da questa graphic novel. Mi è piaciuta, ma non tanto come avrei pensato. L’autrice ripercorre la vita di Maria Callas dall’infanzia al grande successo, senza risparmiarci nulla, dai piccoli drammi famigliari, ai problemi di peso, alla fama mondiale. Ho trovato il formato della graphic novel estremamente piacevole per approfondire una figura della quale sapevo poco, molto lontana dai miei interessi e che di conseguenza, probabilmente, non avrei approfondito attraverso la lettura di vere e proprie biografie. Lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto nei disegni, ma non nel lettering, che ho trovato in alcuni casi molto difficile da interpretare, anche se ho trovato geniale l’idea di cercare di trasportare, attraverso il font, il canto della Callas. I disegni invece li ho trovati bellissimi, estremamente particolari e perfetti per caratterizzare una figura così straordinaria e sopra le righe, come ho apprezzato anche la scelta quasi monocromatica di tutte le tavole, che si stemperano su varie sfumature di rosa. D’altro canto, ho trovato notevoli difficoltà a seguire la trama, non entrando per nulla in sintonia con il personaggio della Callas, che sapevo essere molto particolare, ci ho messo settimane a completare la graphic novel anche se mi rendo conto che il problema è stato mio e non dell’autrice. Di seguito trovate il link ad Amazon ed IBS per acquistare il volume.

Review: Non è te che aspettavo

2018-03-17 09.54.02 1 (1).jpg

Aspettavo questa uscita da quando ne ho sentito parlare per la prima volta qualche mese fa, prima ancora che fosse pubblicato in Italia. Edito da Bao Publishing, Non è te che aspettavo di Fabien Toulmé racconta la storia dell’autore, soffermandosi sui mesi immediatamente precedenti e gli anni successivi alla nascita della sua secondogenita, Julia, nata con la trisomia ventuno. L’argomento da trattare, estremamente delicato e allo stesso tempo poco toccato sia nella narrativa che nei fumetti o graphic novel che fino ad ora ho letto, mi ha subito affascinata, e mi sono convinta ad acquistarlo non appena ho scoperto che si trattava di una vicenda autobiografica.

Nella mia testa si agitavano due pensieri in contrasto tra loro. Il primo mi diceva che mia figlia presentava tutti i segni di una trisomia… il secondo tentava di convincermi che fossi solo paranoico.

La trama si concentra sugli ultimi mesi di gravidanza della moglie di Fabien, Patricia, sul trasferimento della famiglia del protagonista dal Brasile alla Francia, sulla nascita della piccola Julia e sull’impatto che questa nuova vita ha avuto su tutti i membri della famiglia. Pian piano l’autore ci guida nella sua intimità, lasciandoci conoscere non solo la sua piccola realtà domestica, ma anche la sua famiglia. Dopo la nascita della piccola tutto cambia: quello che prima sembrava un piccolo “problema” riscontrato nel cuore della bambina, si rivela essere l’incubo peggiore di Fabien. Sua figlia ha la trisomia ventuno, ovvero la sindrome di Down. E il mondo gli crolla addosso. Dopo aver trascorso il periodo di gravidanza della moglie agitato all’idea che qualcosa potesse andare storto, ai suoi occhi succede il peggio.

Trisomia. Finalmente la parola era stata detta. Avvertii un peso insostenibile schiacciarmi. Qualcuno aveva finalmente tagliato l’incombente spada di Damocle che pendeva sulla mia testa da quando Julia era nata… lasciando che mi prendesse in pieno. Era un pugno allo stomaco che mi impediva di muovermi, di respirare, di fare qualsiasi cosa… dopo quella parola, tutte le altre non esistevano più.

La sincerità, la totale limpidezza dei pensieri di questo padre, pensieri alle volte spiacevoli, dei quali lui stesso si vergogna, la paura che prova, e non riesce a nascondere a chi lo circonda, la disperazione di trovarsi davanti a ciò che aveva temuto durante la gravidanza della moglie, sono alcuni degli aspetti che rendono questa graphic novel molto più di una semplice lettura. E’ un viaggio attraverso la vita di una persona vera, attraverso la quale scopriamo la vita di molte famiglie vere, che si trovano a fare i conti con bambini che vivono in questa condizione.

Non provavo nulla, nei suoi confronti… Sarei mai riuscito ad amare mia figlia? Sarei mai riuscito ad andare oltre la sua condizione? Sarei stato un buon padre per lei?

L’autore racconta il suo viaggio nella malattia della figlia, dall’odio, verso se stesso e i medici per non essersi accorti del problema durante la gravidanza, al rifiuto di quella che lui non vuole e non può considerare sua figlia, fino al totale e disinteressato amore. Insieme a lui vediamo gli altri membri della famiglia, e un ruolo fondamentale è giocato da Louise, la primogenita, che sin da subito entra in totale sintonia con la piccola, la venera, la vizia, non ha occhi che per lei, come ogni altra sorella maggiore nei confronti della nuova arrivata. Non si accorge di quella diversità che vedono gli altri, quella diversità che sembra far coincidere la bambina con un problema, una malattia, come se le due cose si sovrapponessero e Julia fosse la sua malattia. E Louise, essendo la prima a non compiere questo sciocco errore, è come se guidasse i suoi genitori nel lento ma costante percorso di accettazione.

2018-03-17 09.54.01 1.jpg

Tutta la graphic novel è sviluppata dal punto di vista di Fabien, e attraverso di lui conosciamo sua figlia, assistiamo al suo rifiuto e poi al suo amore, vediamo ciò che vede lui, proviamo ciò che prova lui, lo giudichiamo, lo biasimiamo, lo ammiriamo. L’autore si mette completamente a nudo davanti al lettore, creando un rapporto talmente unico ed intimo che mi sembrava di conoscere Fabien di persona. Non mi era mai capitato prima con nessun libro, né con una graphic novel: la realtà dietro queste tavole mi ha permesso di soffermarmi a riflettere davvero su un problema che, essendo lontano da me, non avevo mai affrontato con criticità e attenzione. Mi sono immedesimata nell’autore, ho provato a farmi le domande che si faceva lui, a chiedermi: e se ci fossi stata io, lì, al suo posto? E di rado, devo ammettere, resto così coinvolta in una lettura.

Per la prima volta, sentii un’altra persona raccontare le esperienze che avevamo vissuto noi: la scoperta dell’handicap, la brutalità della notizia, la sofferenza… e poi l’amore.

La precisione tecnica e medica con cui vengono spiegati certi aspetti della malattia è stato un altro aspetto che ho molto apprezzato. Attraverso parole e ragionamenti semplici ho scoperto molte cose che ignoravo completamente, quindi ho trovato anche la lettura estremamente utile, precisa e allo stesso tempo delicata.

Consiglio davvero a tutti la lettura di questa splendida graphic novel e spero di aver suscitato un po’ di curiosità in voi con questa recensione. Di seguito trovate i link per acquistarla su Amazon e IBS. Buona lettura!

Non è te che aspettavo… ma sono contento che tu sia arrivata.

Review: E la chiamano estate

2018-01-13 07.54.56 1.jpg

La mia prima volta ad Awago, avevo paura di nuotare nel lago. Poi mia mamma mi ha insegnato ad aprire gli occhi sott’acqua.

Pensavo che fosse qualcosa di speciale. Come un potere.

Poi l’ho detto a Windy e ho scoperto che tutti possono farlo.

Era da tempo che desideravo leggere questa graphic novel, e non appena l’ho trovata in biblioteca l’ho acciuffata senza pensarci due volte. La vicenda narra di Rose, una ragazzina come tante che si trova a passare ogni sua estate insieme ai suoi genitori ad Awago Beach, tipica località estiva. Qui passa le giornate a fare bagni nel lago e girovagare insieme alla sua amica Windy, che le fa compagnia ogni estate, ma quest’anno cambieranno alcune cose. Rose si trova infatti ad affrontare da un lato un momento di crescita personale e dall’altro la crisi dei suoi genitori, che attraversano un periodo difficile del quale la figlia è l’inerme testimone. Le vicende di Rose e Windy si intrecciano con quelle della piccola comunità di Awago Beach, e le due ragazzine si troveranno testimoni di alcune vicende che riempiranno le loro giornate di tante domande e dubbi.

L’aspetto che mi ha entusiasmato di più di questa graphic novel è stata l’atmosfera ricreata dalle autrici: leggere di Rose e della sua amica Windy mi ha riportato ai miei dodici anni, ai mesi estivi trascorsi sempre nella stessa località marittima con sempre gli stessi amici a fare sempre le stesse cose, in quel misto di noia e di giornate spensierate tipiche di quegli anni. Mi è piaciuta anche la scelta di lasciare un po’ di spazio anche “agli adulti” della vicenda, nonostante sia presentata come una “graphic novel adolescenziale”, raccontando da un lato la difficoltà di Rose nel capire e accettare i problemi dei suoi famigliari, e dall’altro il punto di vista dei genitori stessi, che si trovano a vivere un periodo difficile e provano a gestirlo come meglio possono.

2018-01-13 06.53.19 1.jpg

Ho trovato meraviglioso lo stile, e in conclusione posso dire di aver apprezzato più la forma che non il contenuto vero e proprio. I disegni mi hanno incantato, come anche la struttura dei dialoghi e la divisione delle tavole, e ho trovato meravigliosa la scelta monocromatica  che accompagna tutta la narrazione. Il tratto è molto morbido, e colpisce soprattutto nelle tavole dominate dal lago e l’ambiente naturale che lo circonda.

La vicenda in sé per sé non mi ha comunicato molto: non sono riuscita a entrare in sintonia con la protagonista né ad appassionarmi alla sua storia. Ha sicuramente inciso molto che la fascia di età alla quale questa graphic novel si rivolge sia inferiore alla mia, diciamo attorno ai sedici/diciassette anni. Purtroppo non sono riuscita ad apprezzare appieno le vicende raccontate dalle autrici. I personaggi alla lunga mi hanno annoiato, sia Rose, che sua madre, che Windy, e in alcuni punti ho trovato i loro comportamenti un po’ forzati dalle circostanze. Inoltre avrei preferito che si approfondissero di più certe dinamiche interne alla famiglia piuttosto che spostare la scena così spesso sulle vicende che coinvolgevano la comunità di Awago Beach, sebbene queste ultime servissero in parte come pretesto per raccontare la crescita di Rose e della sua amica.

Nel complesso è stata una lettura piacevole ma non riesco a dire che mi abbia lasciato “qualcosa in più” dopo averla terminata.

Voi avete letto questa graphic novel? Vi è piaciuta? Vi aspetto nei commenti!

Qui trovate il link per acquistarla su Amazon e IBS. Buona lettura!

Review: La Giusta mezura

2018-01-29 04.18.30 1.jpg

Finalmente vi porto questa recensione, alla quale ammetto di tenere particolarmente. La giusta mezura è stato uno dei tanti e bellissimi regali di compleanno che ho ricevuto, e l’ho divorato in una notte, incantata dalle tavole dell’autrice. Appena terminato ero già con le mani sulla tastiera a scrivere una recensione su goodreads consigliando a tutti di farsi un regalo e prendersi questo piccolo capolavoro.

La storia racconta la vita, piuttosto ordinaria, di Mia e Manuel, due giovani quasi trentenni che si sono trasferiti a Bologna per frequentare l’università e che una volta terminata hanno deciso di rimanervi. Il problema è che hanno anche mantenuto gli stessi ritmi e gli stessi coinquilini di quando avevano una ventina d’anni. Mia prova a tirare avanti con un lavoro che non la soddisfa, giusto per guadagnare un po’ di soldi per pagarsi l’affitto, mentre Manuel lavora come pizzaiolo e intanto scrive un romanzo sull’amor cortese pubblicato online. Entrambi alla soglia dei trent’anni sentono la necessità di dare una svolta alla loro vita, di cambiare qualcosa, ma ancora non gli è chiaro come. La loro relazione, un tempo idilliaca, è diventata un peso: qualcosa non va, ma entrambi non sono ancora pronti ad accettarlo e a risolverlo, lasciando che il vuoto tra loro lentamente aumenti e li divori.

La giusta mezura è una storia di accettazione reciproca, di cambiamento e d’amore, e non di quell’amore perfetto e irrealistico, ma di un amore egoista, reale, concreto, che sperimentiamo o che abbiamo sperimentato tutti.

2018-01-29 04.18.31 1.jpg

Probabilmente sono di parte, me ne rendo conto: abito a Bologna, e ho riconosciuto ogni luogo descritto nelle tavole della bravissima Flavia Biondi, e credo che questo regali una marcia in più alla graphic novel. Non racconta solo di fatti e persone reali, ma anche di luoghi reali: Flavia ci regala una Bologna vera, non da cartoline per turisti, ma riconoscibile da tutti gli studenti o i ragazzi che ci sono passati anche solo per una sera.

L’aspetto che mi ha colpito di più è stata la facilità con cui mi sono immedesimata nel racconto dell’autrice; non tanto in un personaggio specifico, quanto nell’atmosfera che si respira in ogni pagina e in ogni dialogo. L’incertezza del futuro, la consapevolezza dei propri sbagli, l’impressione di immobilità totale mentre gli altri, attorno a te, si costruiscono una vita e vanno avanti. Credo che l’autrice sia stata in grado di mettere nero su bianco sensazioni ed emozioni che tutti noi, che attraversiamo un determinato momento della nostra vita, siamo consci di provare. Ma siamo anche convinti di essere i soli a trovarci in queste situazioni, i soli a non saper dove andare, i soli a credere di aver sbagliato tutto, di non essere riusciti a combinare nulla. Flavia Biondi ci dice no, tranquilli, non siete i soli, e soprattutto attraverso i suoi protagonisti ci dice che c’è sempre tempo, tempo per trovare la nostra strada, per cambiarla altre cento volte, per sbagliare e per correggerci, c’è ancora tempo. Anche se abbiamo trent’anni e un affitto da pagare.

Lo stile mi è piaciuto molto: le vicende di Mia e Manuel si alternano a tavole dedicate al romanzo scritto da Manuel sull’amor cortese, così da spezzare di tanto in tanto la storia principale con questo espediente narrativo. La scelta dei colori è monocromatica, sulle tinte del blu, altro aspetto che mi è piaciuto molto e che ho trovato adatto alla narrazione.

Ho provato a essere obiettiva e a cercare anche qualche aspetto che non mi aveva fatto impazzire di questa graphic novel, ma purtroppo (o per fortuna) non ci sono riuscita. La consiglio a tutti quelli con cui mi capita di citarla e mi sento di farlo anche con voi: non ve ne pentirete.

Qui trovate i link per acquistare questa graphic novel su Amazon e su IBS.

Prossime uscite – 2018 #1

Di seguito vi racconto alcune nuove uscite previste per i prossimi mesi del 2018. I libri che vi propongo qui sono tutti titoli che mi interessano, mi incuriosiscono e che presto o tardi vorrei recuperare e leggere, non presento una rassegna sulle prossime uscite in libreria (anche perchè visti i ritmi con cui escono oggi i libri, ne sarebbe uscito un post eterno). Ma non perdiamoci in chiacchiere.

2018-02-13 12.27.37 1.jpg

Il primo libro di cui vi parlo è La forma dell’acqua, di Guillermo Del Toro e Daniel Kraus, edito in Italia da Tre60. Il libro racconta la storia che è stata portata al cinema proprio in questi giorni da Del Toro con l’omonimo film, che ha ricevuto ben 13 candidature agli Oscar di quest’anno. Siamo a Baltimora negli anni 60 dove Elisa, una ragazza rimasta muta in seguito a un incidente, durante il suo turno nel laboratorio presso il quale lavora come donna delle pulizie fa la conoscenza di una strana creatura acquatica tenuta in una vasca. La narrazione ruota attorno a un’improbabile e tenera storia d’amore tra due esseri incompresi ed esclusi dalla società. Questa storia mi incuriosisce moltissimo, l’unica perplessità che ho a riguardo è che forse questa potrebbe essere una delle poche volte in cui il film supera il libro, dato che l’opera nasce come pellicola. Ho apprezzato moltissimo i precedenti film di Guillermo del Toro e parte della “magia” delle sue storie è legata (in modo imprescindibile) all’aspetto visivo. Vedremo. L’uscita del libro è prevista per il 1 marzo, qui trovate i link per preordinarlo su Amazon e IBS.

Una vita da libraio, di Shaun Bythell, racconta la sua storia da piccolo libraio in un paesino scozzese, le disavventure quotidiane, le assurde richieste dei suoi clienti e le storie che si vengono a creare dietro a ogni libro. Per quanto mi riguarda è la premessa per una storia tenera e curiosa, ideale per gli amanti dei libri e delle piccole librerie. L’uscita di questo libro, firmato Einaudi, è prevista in Italia per il 6 marzo (qui il link ad Amazon e IBS).

Passiamo ora a Fantasie di stupro dell’acclamata Margaret Atwood, autrice del famoso Il racconto dell’ancella, riscoperto nel 2017 con l’uscita dell’omonima serie tv. Fantasie di stupro è in realtà una riedizione dato che era già stato portato in Italia in passato. Si tratta di una raccolta di racconti incentrati sulla figura femminile (credo che tutti i quattordici racconti, eccetto uno, siano narrati da un punto di vista femminile) e sulle difficoltà incontrate nel muoversi nel proprio universo emotivo e relazionale. L’uscita sembra sia prevista per maggio. Cercando qualche informazione in più su internet non ho trovato recensioni particolarmente positive per questa raccolta di racconti (in inglese Dancing queens) ma essendo rimasta folgorata dallo stile della Atwood ne Il racconto dell’ancella le darò sicuramente una possibilità. Qui trovate il link ad Amazon.

Vi segnalo una prossima uscita firmata Edizioni Black Coffee, L’alfabeto di fuoco di Ben Marcus, libro del quale purtroppo sono riuscita a trovare pochissime informazioni. Marcus racconta di un futuro distopico basato sull’incomunicabilità , un romanzo a metà tra horror e fantascienza in cui i bambini sembrano essere portatori di una malattia che colpisce gli adulti attraverso le parole che pronunciano: il linguaggio dei bambini diventa tossico per chiunque lo ascolti. Ammetto che questo libro mi ispira davvero moltissimo, ma purtroppo non sono riuscita trovare informazioni riguardanti la data di uscita prevista in Italia.

Without sound, celebration and grief look nearly the same.

Un’altra segnalazione riguarda Macchie di inchiostro di Damion Searls, in uscita il 22 febbraio per Il Saggiatore. Il libro racconta la vita di Hermann Rorschach e del suo celeberrimo test. Da un lato l’autore ripercorre la vita del famoso psichiatra, dall’altra fornisce una serie di aneddoti e racconti riguardanti l’applicazione del test, non solo per scopi medici ma anche come fonte d’ispirazione per artisti e creativi. Non appena ho letto di questo libro ne sono rimasta completamente folgorata, e credo proprio sarà una delle mie prossime letture. Di seguito il link al libro su Amazon e IBS.

Infine, l’ultimo libro che vi propongo esce proprio oggi, si tratta di Le visionarie. Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, di Ann e Jeff VanderMeer. L’antologia raccoglie al suo interno una serie di racconti firmate da alcune grandi scrittrici di fantasy e fantascienza, tra cui: Ursula K. Le Guin (la “mamma” del Ciclo di Earthsea, da poco venuta a mancare) e Angela Carter. Vi lascio qui il link ad Amazon e IBS per acquistare il libro.

Passiamo ora ad un paio di graphic novel che ho notato in giro per il web e che mi hanno incuriosito subito. La prima è Indomite. Storie di donne che fanno ciò che vogliono di Pénélope Bagieu, edito da Bao Publishing. Il volume racconterà la vita di quindici donne straordinarie, diversissime tra loro. Se seguite la casa editrice su Facebook avrete notato alcune anticipazioni sulle donne che verranno raccontate in questa opera: per il momento abbiamo visto Margaret Hamilton (l’attrice che interpretò la Malvagia strega dell’Ovest nel film Il mago di Oz del ’39), Las Mariposas, Josephina Van Gorkum e Giorgina Reid, una donna come tante che ha salvato un faro. La serie di donne proposte in questo volume non racchiude solo eroine o figure femminili particolarmente famose, ma anche donne comuni, che con il loro coraggio e la loro perseveranza sono riuscite a fare la differenza, proprio come nel caso di Giorgina. L’uscita del primo volume (su due) è prevista per l’8 marzo, il giorno della festa delle donne, qui trovate il link ad Amazon.

2018-02-13 12.11.36 1.jpg

Altra graphic novel sempre firmata Bao Publishing è La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris, la cui uscita è prevista per la seconda metà di aprile. Qui si racconta la difficile storia di Karen Reyes e la narrazione è costruita seguendo i tratti del diario della protagonista, una ragazzina con la passione per i film horror e i mostri, come suggerisce il titolo, che si trova a fare i conti con alcuni episodi di bullismo e una fase di crescita difficile. Attraverso vari livelli di lettura e affrontando temi difficili, questa graphic novel è stata accolta con entusiasmo all’estero e non vedo l’ora che arrivi anche qui in Italia. Attualmente non abbiamo ancora i link per ordinarla online.

Cosa pensate di questi titoli? Li conoscevate già? Vi incuriosiscono e avete intenzione di acquistarne alcuni? Vi aspetto nei commenti!