Chilografia di Domitilla Pirro

Titolo: Chilografia, diario vorace di Palla
Autore: Domitilla Pirro
Editore: Effequ
Pagine: 208
Prezzo: 15,00 €

Oggi vi porto la recensione di un libro scovato per caso in libreria: lo avevo visto su Instagram di sfuggita, ma inizialmente non avevo approfondito la trama. Me lo sono ritrovata davanti in libreria e non appena ho letto le prime righe del retro di copertina ho capito che sarebbe venuto a casa con me. L’ho divorato in meno di 24 ore, e l’ho recensito su Goodreads con 5 stelline su 5 (cosa per me più unica che rara). Questo libro è stato un colpo al cuore: una scrittura potentissima e dei personaggi caratterizzati così bene che difficilmente dimenticherò.

Domitilla Pirro ci racconta la storia di Palma, una bambina prima e una ragazza poi alle prese con un corpo ingombrante con il quale non riesce a scendere a compromessi. I capitoli scandiscono il suo peso corporeo, partendo da quando pesava pochi grammi al momento del suo concepimento, quando seguiamo le vicende dei suoi genitori e dell’universo inospitale che attende Palma una volta nata, fino ad arrivare a numeri a tre cifre. Palma, o meglio Palla, grazioso nomignolo affibbiatole dalle sue compagne scout, crescerà anno dopo anno insieme al suo involucro di carne e adipe, incapace di ascoltarsi e di raccontarsi alle persone che la circondano. Una sorella che non perde occasione di deriderla, una famiglia sfasciata (per colpa di chi? si domanderà una piccolissima Palma), libero accesso al frigorifero, un corpo che lievita insieme all’incapacità di trovare il proprio posto nel mondo. Palma ingrassa, si chiude in sé stessa e troverà in una relazione disfunzionale nata online il conforto e la sicurezza che è sempre andata cercando negli altri. Non voglio dirvi altro della trama, sperando che incontrerete Palma e la conoscerete un po’ alla volta come è successo a me.

Poi c’è una parola che non è corpo e non è cosa. Che non si può contare. Che è e basta, e non è finito. È il sangue. Sangue non ha plurale.

Lo sfondo di queste vicende è la periferia romana, un luogo indefinito che diventa centrale ed entra prepotentemente nello spazio narrativo attraverso la lingua scelta dall’autrice, che alterna frasi in italiano ad altre in dialetto romano. Questa scelta, che traduce in dialetto i pensieri di Palma, contribuisce a rendere la narrazione estremamente reale e concreta. L’autrice si serve di un linguaggio crudo, fortemente evocativo, dove il tema della corporeità e della solidità fisica sono centrali. Descrive con dovizia di particolari i corpi, i fluidi, la carne. La storia di Palma è scandita dal suo corpo, ancora prima che Palma fosse Palma, lei era solo un corpo, nella pancia di Stefania, sua madre.

Era da tempo che non incontravo nelle pagine di un libro un personaggio tanto verosimile e realistico quanto la giovane protagonista di questo libro. Palma viene delineata attraverso la sua solitudine e la sua perenne tensione verso l’accettazione, la necessità di un’accettazione generalizzata da parte di altri, che troverà sfogo solo con l’incontro con Angelo, quello che diventerà il suo ragazzo. In certi passaggi la narrazione è talmente densa e intima che l’autrice spinge il lettore a sentirsi quasi a disagio, come se stesse vivendo momenti troppo intimi di un’altro essere umano. La fotografia che la Pirro scatta di Palma mostra luci e ombre, molte ombre, grandissime ombre che non si riescono a ignorare durante la lettura e finiscono per coinvolgere il lettore in un flusso di pensieri e insulti in romanesco. E mentre sembra che l’autrice ci parli di un universo lontanissimo da noi, se non per quelli che condividono i natali con la protagonista, riesce nell’impresa di parlare delle storie di tutti. Più la scrittura diventa particolare e si concentra sui piccoli dettagli della vita di Palma, più il lettore entra nella sua quotidianità e ne condivide alcuni ricordi, alcuni particolari dell’infanzia, una parola, un gioco, una sensazione. Ancora di più se ha vissuto gli anni novanta ed è incappato una volta o due sui forum che impazzavano nei primi anni 2000.

Forse se cerca di rallentare il cuore col pensiero, se lo vuole abbastanza, lui smetterà di cercare di esplodere.

Spero decidiate di dare un’opportunità a questo libro e di incontrare Palma. Non è un libro adatto a tutti, è vero: ci vuole stomaco e ci vuole coraggio per arrivare in fondo, ma si tratta di uno di quei libri attraverso i quali non si riesce a passare indenni e che non si dimenticano tanto in fretta.

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