Recensione: La mia cosa preferita sono i mostri

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Finalmente! F I N A L M E N T E ! Aspettavo di leggere questa graphic novel da prima ancora che venisse tradotta in italiano. Per ragioni essenzialmente economiche (è un volume un po’ costoso, MA vale tutti i soldi spesi) avevo rimandato l’acquisto del volume in questione fino al Lucca Comics di quest’anno, dove finalmente mi sono concessa l’acquisto.

14 Febbraio 1968. Oggi la nostra vicina del piano di sopra, la signora Anka Silverberg, è morta in circostanze misteriose. Le hanno sparato al cuore in salotto, ma è stata trovata a letto con le coperte in ordine, come se si fosse messa a dormire.

Per quanto mi riguarda questa graphic novel è davvero unica nel suo genere ed estremamente interessante. Si basa su una trama avvincente e sviluppata egregiamente e uno stile particolarissimo e immediatamente riconoscibile ed evocativo, ma andiamo con calma. Partiamo dalla trama: siamo negli anni ’60, la protagonista è la piccola Karen Reyes, una ragazzina di undici anni appassionata di disegno, arte ma soprattutto, come suggerisce il titolo, mostri. Karen è una vera fan dell’orrore, va alla ricerca dei suoi mostri preferiti per le strade di Chicago, sullo sfondo di una città in balia della povertà e della criminalità. Karen prova a destreggiarsi in una quotidianità che non è molto facile, e situazione che peggiora quando scopre che la sua vicina di casa, con la quale ogni tanto passava un po’ di tempo, è stata trovata morta. La polizia parla di suicidio, ma lei non vuole (o non può) crederci, e decide di far chiarezza su questo “caso”, indossando l’impermeabile da investigatore di suo fratello e iniziando a indagare. Questo la porterà a esplorare gli angoli più bui e nascosti della vita di Anka, la sua vicina di casa. A grandi linee questo è il corpo centrale della trama, della quale non voglio dirvi di più.

Veniamo ora al secondo aspetto, lo stile e la struttura della graphic novel. La Ferris costruisce questo enorme primo volume (ci sarà un seguito) come se fosse il quaderno di disegni e scarabocchi di Karen, dove appunta ciò che le succede e racconta le sue giornate, una sorta di diario illustrato. Conosceremo tutta la vicenda dal punto di vista della protagonista, che illustrerà le sue giornate e le persone che la circondano, mischiando la sua quotidianità con ricordi, pensieri e a volte elementi inventati, frutto della sua fantasia, come i suoi amati mostri. A tal proposito l’aspetto interpretativo è essenziale per la lettura di questa graphic novel. Karen si disegnerà sempre come un mostro, un piccolo licantropo, mentre replicherà in maniera molto veritiera tutti gli altri elementi della sua vita, compresi i suoi famigliari e tutte le persone che la circondano (con un’unica, breve, eccezione). A intervallare i capitoli ci saranno delle copertine di riviste horror che la stessa Karen ricopia fedelmente sul suo quaderno. Non c’è una pagina che si assomiglia all’altra, i pensieri di Karen si fondono con le sue riflessioni, e poi con la storia di Anka e della sua tormentata vita. Disegni, scarabocchi e scritte, si fondono insieme; il tutto riportato da un tratto molto realistico, a penna. Non sono pagine monocromatiche, si alterneranno vari colori, sempre a penna o al massimo pennarello, rendendo questa graphic novel una delle più particolari e innovative, dal punto di vista estetico, che io abbia mai avuto tra le mani. Lo stile del diario ricorda un po’ le stesse riviste horror che legge Karen, pieno zeppo di rimandi alla cultura underground.

Dicono “poichè non è possibile che i mostri siano veri, allora non sono veri”. Il dizionario dice che la parola mostro viene dal latino “monstrum”, che significa “far vedere” (come dimostrare) ma la g.e.n.t.e dice “non abbiamo mai visto un mostro, quindi non esistono”… la verità è che ci sono tante cose che non vediamo normalmente, ma che sono proprio sotto al nostro naso, come i germi, l’elettricità, e forse anche i mostri sono totto al nostro naso.

L’opera segue due linee narrative principali. Nella prima parte si sviluppa e si esplora l’universo della piccola Karen, che si trova a vivere una quotidianità condita dal bullismo, non pochi problemi in famiglia e una sessualità ancora da definire e da comprendere. In queste pagine conosciamo meglio suo fratello Deeze, un personaggio fondamentale, che si prende cura (come meglio riesce) della sorellina, e che l’ha fatta avvicinare al mondo dell’arte per la prima volta, e la madre di Karen, una donna che mischia un po’ di religione a tantissime superstizioni e credenze popolari che la guidano nelle scelte quotidiane. In queste pagine emergono i temi del rifiuto del diverso, dell’emarginazione, del razzismo, della difficoltà di sentirsi parte integrante di una società che non sembra pronta ad accettarti. La seconda parte è invece dedicata alla violenta storia di Anka, e passiamo ad affrontare aspetti molto intensi seguendo la sua biografia, come la guerra (Anka è una sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti), lo sfruttamento e l’oggettivazione del corpo femminile e la malattia mentale.

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E’ una graphic novel che ha molti livelli di lettura, e soprattutto esplora e analizza moltissime tematiche, alcune anche molto forti, soprattutto quando ci addentriamo nella seconda parte del romanzo, quella dedicata alla storia di Anka. Proprio per queste tematiche viene usato uno stile anche esplicito, i disegni non risparmiamo particolari cruenti o a sfondo sessuale, mai superfluo, sempre utile all’economia dell’opera. Molto più che in altri casi, lo stile e la struttura dell’opera si fondono con la narrazione, e diventano l’uno lo specchio dell’altra: alla fine della lettura ci sembra impossibile illustrare diversamente la storia che abbiamo appena letto, quello della Ferris è l’unico modo possibile.

Viene spontaneo chiedersi, a un certo punto del romanzo, chi siano i veri mostri. E’ curioso vedere come Karen si disegni come un licantropo, segno di un’incapacità di trovare il proprio spazio e il proprio ruolo in una società che comprende con difficoltà, ma disegna invece in modo perfettamente normale i mostri attorno a lei. Nascosti appena sotto la superficie, e anzi, in molti casi nemmeno tanto celati, si muovono sullo sfondo altri tipi di mostri, quelli veri, diciamo. Karen si domanda cosa distingua i mostri buoni, ovvero quelle persone viste come diverse dalla società, che non trovano il proprio spazio, dai mostri cattivi, quelli che agiscono con egoismo e crudeltà.

… Mi faccio largo nel grigiume fino ad arrivare all’isola verde nell’occhio di mama. È coperto di alberi e arbusti e odora di terra. È come se mia madre avesse fatto un posto sull’isola verde per tutto ciò che sono (anche le cose segrete) e mi sdraio su un soffice letto di muschio, alla base del pino molto alto, e mi addormento.

Ultima nota che vorrei fare riguardo a questa splendida graphic novel è riferita alla casa editrice Bao Publishing. La particolarità dello stile della Ferris risiede non solo nell’uso della penna come strumento grafico, già piuttosto inusuale nel mondo del fumetto contemporaneo, ma dall’uso della pagina e dalla gestione degli spazi. La Ferris ricopre letteralmente la pagina bianca, non lascia molti spazi, e ogni pagina è diversa da quella precedente, aspetto che ci permette di immergerci nella lettura e credere che quelle siano davvero le pagine di un vecchio e logoro quadernone, perché avrebbe davvero quell’aspetto. Dietro al lavoro di traduzione della graphic novel, in questo caso non c’è solo l’esigenza di adattare i dialoghi e inserirli negli spazi appositi, ma è stato necessario letteralmente ripensare gli spazi e in alcuni casi realizzare dei lavori di hand lettering ad hoc per ogni pagina. Quindi bravi, come sempre, i ragazzi della casa editrice, che ci hanno regalato questo piccolo gioiellino in italiano. Per conoscere meglio l’autrice Emil Ferris vi lascio il link di un’interessante intervista del sito Il Libraio.

La recensione si conclude qui. Spero che vi sia piaciuta, e se decidete di acquistare questa graphic novel, vi lascio il mio link di affiliazione ad Amazon. Se acquistate tramite il mio link io riceverò una piccola commissione (non muterà assolutamente il prezzo che pagherete voi) che mi permetterà di acquistare altri libri in futuro per continuare a parlarvi di libri!

2 pensieri riguardo “Recensione: La mia cosa preferita sono i mostri

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