Review: Non è te che aspettavo

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Aspettavo questa uscita da quando ne ho sentito parlare per la prima volta qualche mese fa, prima ancora che fosse pubblicato in Italia. Edito da Bao Publishing, Non è te che aspettavo di Fabien Toulmé racconta la storia dell’autore, soffermandosi sui mesi immediatamente precedenti e gli anni successivi alla nascita della sua secondogenita, Julia, nata con la trisomia ventuno. L’argomento da trattare, estremamente delicato e allo stesso tempo poco toccato sia nella narrativa che nei fumetti o graphic novel che fino ad ora ho letto, mi ha subito affascinata, e mi sono convinta ad acquistarlo non appena ho scoperto che si trattava di una vicenda autobiografica.

Nella mia testa si agitavano due pensieri in contrasto tra loro. Il primo mi diceva che mia figlia presentava tutti i segni di una trisomia… il secondo tentava di convincermi che fossi solo paranoico.

La trama si concentra sugli ultimi mesi di gravidanza della moglie di Fabien, Patricia, sul trasferimento della famiglia del protagonista dal Brasile alla Francia, sulla nascita della piccola Julia e sull’impatto che questa nuova vita ha avuto su tutti i membri della famiglia. Pian piano l’autore ci guida nella sua intimità, lasciandoci conoscere non solo la sua piccola realtà domestica, ma anche la sua famiglia. Dopo la nascita della piccola tutto cambia: quello che prima sembrava un piccolo “problema” riscontrato nel cuore della bambina, si rivela essere l’incubo peggiore di Fabien. Sua figlia ha la trisomia ventuno, ovvero la sindrome di Down. E il mondo gli crolla addosso. Dopo aver trascorso il periodo di gravidanza della moglie agitato all’idea che qualcosa potesse andare storto, ai suoi occhi succede il peggio.

Trisomia. Finalmente la parola era stata detta. Avvertii un peso insostenibile schiacciarmi. Qualcuno aveva finalmente tagliato l’incombente spada di Damocle che pendeva sulla mia testa da quando Julia era nata… lasciando che mi prendesse in pieno. Era un pugno allo stomaco che mi impediva di muovermi, di respirare, di fare qualsiasi cosa… dopo quella parola, tutte le altre non esistevano più.

La sincerità, la totale limpidezza dei pensieri di questo padre, pensieri alle volte spiacevoli, dei quali lui stesso si vergogna, la paura che prova, e non riesce a nascondere a chi lo circonda, la disperazione di trovarsi davanti a ciò che aveva temuto durante la gravidanza della moglie, sono alcuni degli aspetti che rendono questa graphic novel molto più di una semplice lettura. E’ un viaggio attraverso la vita di una persona vera, attraverso la quale scopriamo la vita di molte famiglie vere, che si trovano a fare i conti con bambini che vivono in questa condizione.

Non provavo nulla, nei suoi confronti… Sarei mai riuscito ad amare mia figlia? Sarei mai riuscito ad andare oltre la sua condizione? Sarei stato un buon padre per lei?

L’autore racconta il suo viaggio nella malattia della figlia, dall’odio, verso se stesso e i medici per non essersi accorti del problema durante la gravidanza, al rifiuto di quella che lui non vuole e non può considerare sua figlia, fino al totale e disinteressato amore. Insieme a lui vediamo gli altri membri della famiglia, e un ruolo fondamentale è giocato da Louise, la primogenita, che sin da subito entra in totale sintonia con la piccola, la venera, la vizia, non ha occhi che per lei, come ogni altra sorella maggiore nei confronti della nuova arrivata. Non si accorge di quella diversità che vedono gli altri, quella diversità che sembra far coincidere la bambina con un problema, una malattia, come se le due cose si sovrapponessero e Julia fosse la sua malattia. E Louise, essendo la prima a non compiere questo sciocco errore, è come se guidasse i suoi genitori nel lento ma costante percorso di accettazione.

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Tutta la graphic novel è sviluppata dal punto di vista di Fabien, e attraverso di lui conosciamo sua figlia, assistiamo al suo rifiuto e poi al suo amore, vediamo ciò che vede lui, proviamo ciò che prova lui, lo giudichiamo, lo biasimiamo, lo ammiriamo. L’autore si mette completamente a nudo davanti al lettore, creando un rapporto talmente unico ed intimo che mi sembrava di conoscere Fabien di persona. Non mi era mai capitato prima con nessun libro, né con una graphic novel: la realtà dietro queste tavole mi ha permesso di soffermarmi a riflettere davvero su un problema che, essendo lontano da me, non avevo mai affrontato con criticità e attenzione. Mi sono immedesimata nell’autore, ho provato a farmi le domande che si faceva lui, a chiedermi: e se ci fossi stata io, lì, al suo posto? E di rado, devo ammettere, resto così coinvolta in una lettura.

Per la prima volta, sentii un’altra persona raccontare le esperienze che avevamo vissuto noi: la scoperta dell’handicap, la brutalità della notizia, la sofferenza… e poi l’amore.

La precisione tecnica e medica con cui vengono spiegati certi aspetti della malattia è stato un altro aspetto che ho molto apprezzato. Attraverso parole e ragionamenti semplici ho scoperto molte cose che ignoravo completamente, quindi ho trovato anche la lettura estremamente utile, precisa e allo stesso tempo delicata.

Consiglio davvero a tutti la lettura di questa splendida graphic novel e spero di aver suscitato un po’ di curiosità in voi con questa recensione. Di seguito trovate i link per acquistarla su Amazon e IBS. Buona lettura!

Non è te che aspettavo… ma sono contento che tu sia arrivata.

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