Review: Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

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Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile.

Ho iniziato a sentir parlare di questo romanzo ben prima che venisse pubblicato, e non appena è diventato disponibile sono corsa in libreria e l’ho acquistato subito. Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos, portato in Italia da Edizioni E/O è il primo di una serie fantasy, già piuttosto famosa in Francia, al quale seguiranno altri tre volumi:, due dei quali sono già stati annunciati in italiano: Scomparsi di Chiardiluna e La memoria di Babele. Nonostante le dimensioni di questo librone (dal formato molto grande e con ben cinquecento pagine), l’ho divorato in pochissimi giorni, aiutata dallo stile fluido dell’autrice e dal ritmo incalzante della narrazione.

Fidanzati dell’inverno è un fantasy che strizza l’occhio allo steam punk, con un world building pazzesco, ambientato in un mondo “lacerato”,  dove l’umanità vive su enormi arche, in tutto esistono 21 arche maggiori e qualche centinaio di arche minori, che ruotano attorno al nucleo di quella che un tempo fu la Terra. La protagonista, Ofelia, è originaria dell’Arca Anima, un luogo nel quale tutti gli oggetti possiedono, appunto, un’anima propria. La ragazza lavora come curatrice di un museo ed è una “lettrice” estremamente dotata: è in grado infatti di leggere la storia degli oggetti che tiene in mano, un dono piuttosto comune tra i suoi famigliari. Ma questo non è l’unico potere della nostra protagonista, la quale risulta essere una delle poche attraversaspecchi conosciute: può infatti spostarsi da uno specchio all’altro a suo piacimento per raggiungere luoghi diversi. La trama si concentra sul matrimonio che incombe sulla protagonista, un matrimonio organizzato dalla sua famiglia e dalle Decane, la massima autorità su Anima, che la vedranno unirsi a un perfetto estraneo, per di più membro di un’altra Arca (scopriamo ben presto che queste unioni sono piuttosto rare), la lontana e inospitale Arca Polo, dove regna un inverno perenne.

“Il cuore di Thorn…” mormorò calcando sulle erre. “Un mito? Un’isola deserta? Un pezzo di carne secca? Non l’ho mai visto innamorarsi di qualcosa, se questo può consolarvi.”

Le vicende vedranno protagonista Ofelia e il suo futuro sposo, Thorn, un individuo misterioso, austero e piuttosto arrogante con il quale la ragazza avrà non qualche problema a entrare in sintonia (anche solo a rivolgerli la parola, in realtà). Ofelia e Thorn rappresentano due antipodi: lei è tanto goffa, impacciata e gentile quanto lui è austero, brusco e distaccato. L’unico aspetto che sembrano avere in comune è la scarsa loquacità.

“Basta uno sguardo per amarsi. Del resto, non si ama mai così bene come quando ci si conosce male”. Parole amare, ma Ofelia non era abbastanza sentimentale perché la cosa la riguardasse. “Non sono innamorata di vostro nipote, tanto quanto lui non lo è di me”.

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Ofelia verrà strappata dalla sua arca e dalla sua numerosa e assillante famiglia, per seguire il futuro marito su arca Polo, dove si troverà a vivere una vita ben diversa da quella che si sarebbe aspettata, facendo la conoscenza di loschi individui e imparando a muoversi in ambienti dove nulla è ciò che appare. Tra illusioni, città volanti, strani e appariscenti individui e futuri parenti che la vorrebbero morta prima che lei raggiunga l’altare, Ofelia dovrà imparare ben presto a difendersi laddove nessuno sembra preoccuparsi davvero per lei.

Non appena ho letto la trama di questo romanzo ne sono rimasta subito colpita: l’ambientazione è molto originale e mi ha ricordato in parte La bussola d’oro, per alcuni richiami al genere steam punk.  Non appena aperto il libro e iniziata la lettura, sin dalle prime pagine si viene catturati dal mondo creato dalla Dabos ed è difficile uscire dalla narrazione. L’autrice è stata particolarmente brava, a mio parere, a fondere i dialoghi con un buon apparato descrittivo: scopriamo un po’ alla volta il mondo delle arche, senza essere travolti da pagine e pagine di descrizioni riguardanti il world building, ma l’autrice riesce a incuriosirci a ogni pagina, e ogni informazione che ci da ci suscita un’altra domanda, che troverà risposta solo qualche pagina dopo. L’alternanza dialoghi/descrizioni così sapientemente giostrato da a mio parere un’estrema fluidità al romanzo, che si legge in pochi giorni, rapiti dalle avventure che dovrà fronteggiare la protagonista. Lo stile è semplice, non troppo elaborato ma non per questo poco preciso: nei fantasy si rischia spesso di cadere in lunghe descrizioni a scapito della trama o viceversa concentrarsi sull’azione a scapito della caratterizzazione dell’ambientazione, invece in questo romanzo ho trovato bene equilibrati questi due elementi.

Il prozio si inginocchiò a fatica ai piedi del letto sul quale Ofelia era accasciata con i piedi infilati negli stivali slacciati, poi la prese per i gomiti e la scosse come per imprimere meglio ogni sillaba nella sua memoria. “Se la personalità più forte della famiglia, piccola. Dimentica quello che ti ho detto l’ultima volta. Prevedo che la volontà di tuo marito si infrangerà contro la tua.”

Altro aspetto fondamentale è stata per me la costruzione dei personaggi: se da un lato ho trovato Ofelia un po’ troppo stereotipata (ma ho apprezzato molto la spiegazione data al suo essere così goffa e pasticciona), ho apprezzato tutti gli altri personaggi e mi è piaciuto il taglio dato alla vicenda, finalmente senza gli ingredienti tipici dei tanti fantasy young adults di cui sono pieni oggi gli scaffali delle librerie. La caratterizzazione enigmatica data al protagonista maschile, Thorn, è un’altro punto a favore, insieme alla scelta di non incentrare il romanzo su una banale storia d’amore. I due sono promessi, ma lungi dal ricreare situazioni stucchevoli e amorose, l’autrice ha saputo giocare con le personalità dei due personaggi principali per rendere più complessa una trama che avrebbe potuto cadere velocemente nel banale.

Come dicevo, l’unico lato negativo che ho riscontrato è stata parte della caratterizzazione del personaggio femminile, anche se, essendo una saga pensata su quattro volumi, credo assisteremo a una crescita della protagonista durante i prossimi libri, già accennata nel nel primo libro, di conseguenza lascio sospeso il mio giudizio in previsione della lettura dei seguiti di questa strabiliante saga.

Più Ofelia contemplava quel paesaggio da favola e più si rafforzava nella convinzione che fosse un inganno, una riproduzione della natura perfettamente riuscita, ma pur sempre una riproduzione.

Ora inizia la lunga attesa per i prossimi volumi della saga, speriamo arrivino presto anche qui in Italia. Spero che questa recensione vi sia piaciuta e l’abbiate trovata utile. Se vi ho incuriosito e avete voglia di leggere questo splendido romanzo, di seguito trovate il link per acquistarlo su IBS.

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