Review: Le assaggiatrici di Rosella Postorino

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All’inizio prendiamo bocconi misurati, come se non fossimo obbligate a ingoiare tutto, come se potessimo rifiutarlo, questo cibo, questo pranzo che non è destinato a noi, che ci spetta per caso, per caso siamo degne di partecipare alla sua mensa.

Il libro di cui ho deciso di parlarvi oggi è una nuova uscita edita Feltrinelli, si tratta di Le assaggiatrici, di Rosella Postorino. E’ da qualche mese ormai che lascio abbastanza spazio tra le mie letture a nuove uscite, come avrete notato se avete dato un’occhiata alle recensioni precedenti, e sorprendentemente non sono rimasta delusa da nessun titolo, soprattutto non da questo.

La trama si concentra sulla vita di Rosa Sauer, giovane donna tedesca che si trasferisce presso i suoceri, nel paesino di Gross-Partsch, durante la seconda guerra mondiale, vicino al quartier generale nazista nonché rifugio di Hitler. Siamo nell’autunno del ’43. Il marito, Gregor, si è arruolato nell’esercito e manca da casa da alcuni anni, e lei si vede costretta a lasciare la loro casa a Berlino per scappare dai bombardamenti e dalla guerra in corso. Non poteva sapere, la giovane Rosa, che così facendo sarebbe finita dritta dritta nelle fauci del lupo, e non solo metaforicamente parlando: verrà infatti assunta come assaggiatrice dei pasti del Fuhrer, insieme ad altre nove donne residenti del villaggio. Le donne avevano il compito di assaggiare ogni alimento che sarebbe poi stato servito dopo un’ora a Hitler, così da avere la certezza che i pasti non fossero avvelenati. La narrazione si concentra sulla figura di Rosa e sul suo rapporto con le persone che, volenti o nolenti, si troveranno ad interagire con lei: i suoceri, che attendono il rientro del figlio dalla guerra, le altre donne, obbligate come lei a svolgere un lavoro per il quale non si erano proposte ma che non hanno potuto rifiutare, le SS che popolano questo piccolo universo che ruota attorno a Wolfsschanze (la Tana del Lupo) e tra queste il tenente Ziegler, che giocherà un ruolo importante nella vita di Rosa.

Lavorare per Hitler, sacrificare la vita per lui: non era quello che facevano tutti i tedeschi? Ma che potessi ingerire cibo avvelenato e morire così, senza nemmeno uno sparo di fucile, senza un’esplosione, Joseph non lo accettava. Una morte in sordina, fuori scena. Una morte da topi, non da eroi. Le donne non muoiono da eroi.

Questa è la trama in breve, non voglio dirvi altro perchè nonostante le quasi trecento pagine, il libro è estremamente scorrevole e avvincente, e alcuni importanti dettagli vi verranno svelati durante la narrazione. Vorrei però sottolineare un aspetto importante: questo libro è un’opera di fiction, ma è ispirato da vicende reali e storicamente molto accurate. L’autrice si è infatti ispirata alla figura realmente esistita di Margot Wolk, una delle assaggiatrici di Hitler. Di conseguenza, per quanto i personaggi siano tutti inventati, come anche le vicende delle loro vite, lo sfondo storico di fatti e avvenimenti è reale, e ciò devo dire che ha aumentato notevolmente il mio totale assorbimento nella lettura, che fin dalle prime pagine è stato totale. Non riuscivo a mettere giù il libro e in due giorni esatti l’ho terminato.

Perchè mi è piaciuto così tanto? Partiamo dalla trama: costruita bene e con un ottimo ritmo, non l’ho trovata affatto banale o scontata, anzi. Si tratta di un romanzo molto introspettivo, e quindi si potrebbe temere sia altrettanto lento, ma così non è . Ho trovato ben calibrati i momenti dedicati all’analisi della protagonista rispetto a quelli in cui si sviluppa la trama: l’autrice è stata in grado di fondere questi diversi aspetti della narrazione permettendo nel complesso alla trama di essere molto scorrevole e avvincente. Un altro aspetto che ho apprezzato è stata l’accuratezza nel delineare tutti i personaggi che ruotano attorno a Rosa, senza lasciarli sullo sfondo come figure fumose e poco definite: nonostante sia lei la protagonista del romanzo e questo sia totalmente narrato in prima persona dal suo punto di vista, l’autrice non tralascia gli altri personaggi. Le altre nove donne che con Rosa lavorano come assaggiatrici oltre a essere un nome diventano ben presto delle entità vere, con caratteri, aspetti, e storie diverse tra loro, e al lettore viene facile riconoscerle e individuarle attraverso ciò che dicono o fanno.

L’ambientazione, sia fisica che temporale, ha chiaramente un ruolo fondamentale in questo romanzo che, da alcuni punti di vista, possiamo anche individuare come storico. Le descrizioni degli avvenimenti storici e della situazione tedesca negli anni ’30 e ’40 è precisa e accurata, e nonostante ci siano numerosi riferimenti non copre mai la narrazione della vicenda in sé. L’equilibrio tra l’attenzione alle vicende storiche e lo sviluppo della trama è, a mio parere, perfetto: è importante ricordare che nonostante l’accuratezza, ci troviamo dinnanzi a un romanzo, e come tale deve rispettare i tempi della narrazione. E’ stato interessante inoltre osservare il punto di vista di un personaggio prima solo tedesco, poi chiaramente nazista, su tutto ciò che in quegli anni stava succedendo: prima il malcontento popolare e l’ascesa del partito nazionalsocialista, la crisi, le prime avvisaglie di ciò che stava succedendo sotto gli occhi di tutti, poi le leggi razziali, i campi di lavoro e le deportazioni, la guerra su più fronti e infine la soluzione finale. Cosa ne pensava Rosa di tutto questo?

Sei responsabile del regime che tolleri, avrebbe gridato mio padre. L’esistenza di chiunque è consentita dall’ordinamento dello stato in cui vive, pure quella di un eremita, lo capisci o no? Non sei immune da nessuna colpa politica, Rosa.

L’aspetto più interessante di questo libro è che l’autrice risponde a questa domanda prima di tutto attraverso il punto di vista di Rosa Sauer, giovane donna costretta ad abbandonare la sua casa, e solo in un secondo momento come Rosa Sauer, una donna tedesca il cui marito si è arruolato nell’esercito per combattere una guerra non sua. L’equilibrio tra ciò che la protagonista vive viene prima filtrato dal suo personale punto di vista, dal quale trascende il suo stato sociale, economico, la sua nazionalità e il suo ruolo nella società. Prima di essere una tedesca, è una donna.

Rosa non è una nazista, non per sua volontà. Ma il suo nuovo “lavoro” la porta a porsi numerose domande, sul suo ruolo, sul ruolo di ogni tedesco in quella guerra, e proprio attraverso il suo flusso di pensieri e riflessioni la scrittrice ci guida attraverso la consapevolezza della colpa. Descrivere e raccontare dei personaggi tedeschi, alcuni dei quali nazisti, è secondo me una scelta importante: la scelta di umanizzare non solo le SS, dando loro dei nomi e delle storie, ma lo stesso Hitler, è un messaggio forte. Ricorda che non erano così diversi da noi: erano essere umani, e come tali vanno ricordati.

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Tre dita in bocca, avevo sentito la bocca allargarsi, la saliva bagnarmi. Questo era l’amore: una bocca che non morde. O la possibilità di azzannare a tradimento, come un cane che si ribella al padrone.

Infine parliamo di Rosa, una donna che compie delle scelte, a volte non quelle giuste, e che si mostra al lettore in tutta la sua imperfezione, forza ma soprattutto debolezza. La storia della protagonista è una storia amara, a tratti, che non prende la direzione che lei si sarebbe immaginata, ed è proprio questo a rendere la sua storia speciale. Rosa è tremendamente realistica, e attraverso le sue debolezze ci racconta la storia non facile di una donna sola, delusa, affranta e stanca. Ci saremmo comportati in maniera diversa, se avessimo vissuto al suo posto? Può darsi, come può darsi di no. Nonostante le critiche che ho letto riguardo proprio la figura di Rosa (non considerata particolarmente esemplare in alcuni dei suoi comportamenti) questo è forse l’aspetto che ho apprezzato di più: la veridicità di un personaggio, nel quale ci si può immedesimare o meno ma che potrebbe essere esistito davvero, in tutta la sua totale imperfezione. Rosa indaga l’equilibrio tra giusto e sbagliato, nella sua quotidianità ma anche nel contesto nel quale si trova a vivere: dov’è la linea che segna il confine? Ma soprattutto: c’è una linea di confine?

Che cosa avevo da condividere con quella donna? Perché mi trovavo nella sua stanza? Perché, da tempo, mi trovavo in posti in cui non volevo stare, e accondiscendevo, e non mi ribellavo, e continuavo a sopravvivere ogni volta che qualcuno mi veniva portato via? La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli esseri umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana.

Lo stile mi è sembrato molto appropriato al tipo di narrazione introspettiva che ci si trova davanti in questo libro. Il presente della protagonista si fonde con i suoi ricordi e il suo passato, attraverso continui flussi di pensieri e flashback. La scrittura è ricercata e intima, ma nonostante l’attenzione posta alla scelta del vocabolario e delle espressioni non è affatto pesante, anzi risulta molto scorrevole e tende a inglobare il lettore all’interno della vicenda, come se si vivesse in prima persona le situazioni raccontate da Rosa.

Come sempre di seguito trovate i link per acquistare il volume di cui vi ho parlato oggi su Amazon e su IBS.

3 pensieri riguardo “Review: Le assaggiatrici di Rosella Postorino

  1. Poco tempo fa avevo trovato da qualche parte un libro che parlava della stessa tematica ma affrontando testimonianze e storie vere. Poi, naturalmente, ho perso il foglietto su cui l’avevo scritto. Magari tu ne hai sentito parlare e hai una memoria migliore della mia?

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    1. Ciao! Purtroppo no, non ne ho sentito parlare. So che l’autrice aveva provato a contattare l’ultima massaggiatrice rimasta in vita, senza successo però e che ha preso ispirazione da queste donne realmente esistite ma non so altro. Anzi mi interessebbe molto come tematica da approfondire quindi ora confido anche io nella tua memoria! Se ti torna in mente o scopri il titolo dimmi qualcosa (:

      Piace a 1 persona

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